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Albiano: il Comune si piega ai concessionari

La svendita del bene comune, concesso in eterno ai privati. Un Consiglio comunale che stravolge la legge ed abdica al proprio ruolo.

Walter Ferrari, Aldo Sevignani
Una cava di porfido

Il problema di fondo del settore del porfido, come abbiamo già raccontato, è la privatizzazione di fatto di un bene comune: la roccia porfirica; in pratica la montagna, viene ceduta a privati, che la estraggono, lavorano, vendono. Una cessione a prezzi irrisori, nell’ottica di favorire l’attività estrattiva, che oltre a problemi ha portato ricchezza. Ma che si vorrebbe però controllata, e limitata nel tempo. Contro queste limitazioni lavorano i concessionari, che tendono a considerare la cava cosa loro, e per di più per sempre.

Ad arginare, o per lo meno a disciplinare queste pretese, c’è la legge provinciale, peraltro tutt’altro che insensibile alle ragioni dei concessionari.

Insomma, in questa recita abbiamo tre attori: il concessionario, che difende ed estende il più possibile i propri interessi; il Comune, che dovrebbe tutelare, oltre che lo sviluppo produttivo, anche il bene comune; in mezzo sta la legge della Provincia.

Questa la teoria. Vediamo invece cosa sta succedendo ad Albiano. Dove le concessioni per cavare il porfido nei lotti 14 e 15 furono accordate dal Comune alle ditte SEPA ed ELPPA, poi fuse nel Consorzio Estrattivo Montegaggio C.E.M.; e con delibera del dicembre 2017 del Consiglio comunale i due lotti 14 e 15 sono stati accorpati in un unico lotto, in concessione appunto al CEM. Fin qui nulla da eccepire.

Dove si deraglia è quando, nel maggio 2018, diverse imprese, tra cui SEPA ed ELPPA, domandano al Comune di modificare l’art. 16 del disciplinare (il regolamento con le norme sull’amministrazione delle concessioni); e prontamente nel luglio 2018 il consiglio comunale di Albiano accondiscende.

Il fatto è che la legge provinciale stabilisce che, in caso di unificazione di lotti, “il lotto risultante è concesso alla società costituita esclusivamente dai concessionari dei lotti accorpati”.

Lo scopo è molto chiaro: impedire che, attraverso la semplice modificazione delle compagini sociali, i concessionari che maturino la decisione di ritirarsi dall’attività possano cedere, dietro lauto compenso (rendita di posizione), il lotto in concessione ad altre ditte (evitando le gare d’asta), anziché riconsegnare la concessione al Comune. Una norma sacrosanta, che vuole evitare che le concessioni siano eterne, gli imprenditori se le passino tra di loro e il Comune stia solo a guardare.

La stessa legge provinciale però contiene - grazie alle modifiche introdotte con la legge 1/2017 dalla splendida coppia formata dall’assessore Alessandro Olivi (del PD, che poi non capisce perché perde le elezioni) e dal consigliere di Forza Italia Walter Viola, una scappatoia: “Gli eventuali mutamenti della compagine societaria sono consentiti solo se previsti dai disciplinari comunali”.

Ed è questa scappatoia che nel luglio 2018 il Comune di Albiano, solerte percorre: nel disciplinare modifica il vincolo per cui la maggioranza delle partecipazioni deve rimanere “di proprietà di almeno uno dei soci”, sostituendo con la dizione “in capo ad almeno una delle società già concessionarie dei lotti accorpati”. Si sostituisce al socio la società, alla persona fisica il contenitore. All’interno del quale le persone fisiche possono cambiare senza limitazione alcuna: ecco il grimaldello attraverso cui i soci possono essere sostituiti anche tutti a piacere, e le concessioni trasferite a chicchessia senza nuove aste. Il Comune, approvando questa modifica (dettatagli dai concessionari) stravolge la legge, abdica al suo ruolo, rinuncia ai propri interessi.

Proprio per questo l’operazione, evidentemente architettata nel tempo e a tavolino, una volta smascherata – con un primo articolo su L’Adige del 30 maggio - ha incontrato delle difficoltà: la delibera di “Presa d’atto” da parte del Comune della “fusione per incorporazione del C.E.M. in ELPPA srl” è dovuta procedere attraverso due sedute del Consiglio comunale, fra ripensamenti, rinvii, imbarazzi. Comunque alla fine la forza della lobby ha prevalso.

Però il diavolo non sa fare i coperchi. Proprio per evitare deragliamenti del genere, le modifiche del disciplinare sono sottoposte, dice la legge, “al parere vincolante del comitato cave”, in assenza del quale il provvedimento è appunto illegittimo. E questo parere sembra proprio non esserci, non è mai citato nella delibera del Consiglio comunale.

Insomma, l’operazione condotta dall’Amministrazione di Albiano rappresenta l’ennesimo strappo alle regole a vantaggio dei concessionari e a detrimento della collettività. Con le leggi a tutela dei lavoratori e delle comunità sistematicamente disattese e una legalità piegata agli interessi economici dominanti, anticamera, per usare le parole di don Ciotti, dell’ingiustizia e del malaffare. Vedremo se a quest’ultimo strappo, una volta smascherato, si potrà rimediare.

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