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Olimpiadi: una vittoria?

Le località sede di gare ospitano già strutture efficienti. Arriverà comunque tanto nuovo cemento, per strade e centri di accoglienza.

L’Italia ha ottenuto l’organizzazione delle Olimpiadi invernali del 2026 con l’accoppiata delle città di Milano e di Cortina d’Ampezzo. Un risultato quasi scontato per vari motivi. Anzitutto il ritiro delle altre candidature forti, prima delle quali la turca Erzurum, seguita da Calgary (Canada); poi i referendum che hanno bocciato le candidature di Sion (Svizzera) e Graz (Austria). In pratica nessuno vuole più organizzare le Olimpiadi invernali, Cortina, ad esempio, dopo aver subito ben tre bocciature, ottenne i mondiali di sci alpino del 2021 solo perché era rimasta l’unica candidata in lizza. Un altro motivo è riconducibile alla debolezza della candidatura svedese, travolta dalle contraddizioni fra il governo centrale e la città di Stoccolma (contraria), ma anche dalla disorganizzazione che ha caratterizzato i recenti mondiali di sci alpino nella svedese Are.

La vittoria di Milano-Cortina è stata accolta da un tripudio di festeggiamenti: ovvi quelli di Malagò (FISI), che aveva già anticipato la sua presidenza nel comitato organizzatore, e quella del mondo sportivo, poco propenso alle riflessioni. Entusiasti i politici, da Salvini fino ai governatori tutti leghisti, Zaia (Veneto), Fontana (Lombardia), Fugatti (Trentino), fino ad un più compassato Kompatscher (Bolzano). Confindustria e le associazioni di categoria, artigiani e commercio, già pregustano il profumo del cemento.

Come non gioire, e poi in Italia, dove ogni previsione di spesa porta a aumenti incredibili e incresciosi (vedi Bormio 2005, Torino 2006, i mondiali di nuoto di Roma e Expo 2015 a Milano)?

Nel mondo ambientalista è prevalso un incommentabile silenzio delle maggiori associazioni nazionali: solo Mountain Wilderness e i comitati ambientalisti del Cadore hanno pronunciato un secco no.

Va detto che le Olimpiadi si dovrebbero tenere nelle località che già ospitano strutture efficienti. E non vi è dubbio che le Dolomiti nel loro insieme, la Valtellina e Livigno siano località che vantano un fior fiore di impianti. Invece di andare a distruggere ambienti naturali in altri posti del mondo è quindi più serio affidare tali grandi eventi a paesi che dispongono delle strutture. Anche per restaurarle.

I problemi evidenziati dall’ambientalismo prima citato riguardano soprattutto i centri di accoglienza degli atleti e del personale accreditato. Solo per Cortina si prevede di costruire un villaggio olimpico in una zona pulita (Fiames) capace di ospitare, con case in legno, 12.000 persone; strutture, si dice, che poi verranno regalate alla Protezione Civile. Poi servono i villaggi in Valtellina, a Milano, e centri più piccoli in Alto Adige e Trentino (Baselga di Pinè e Fiemme). Oltre a questo, ci sono impianti nuovi da fare: le piste di bob e slittino a Cortina, costosissime e poi ingestibili; la pista e il palazzetto di Baselga di Pinè, un comune che già oggi spende ogni anno 300.000 euro nella gestione di strutture semplici e che poi si ritroverà sul groppone una spesa annuale di circa 1 milione di euro; nuove piste di sci e ampliamenti previsti un po’ ovunque.

Ma la preoccupazione più forte riguarda gli appetiti di certa imprenditoria dello sci, insaziabile. Sicuri della vittoria italiana, gli imprenditori di Superski Dolomiti hanno già inventato un collegamento impiantistico e sciistico incredibile, per il quale è già stata creata una società. Si tratta di collegare Cortina con il Monte Civetta e ancora Cortina, attraverso passo Falzarego, con la val Badia. Collegamenti già definiti sostenibili in quanto andrebbero a sostituire i trasferimenti da una valle all’altra con le auto. E infine le strade: l’autostrada “intelligente” del Cadore, ovviamente, ma altre circonvallazioni, altre tratte anche in Veneto e in Lombardia, sempre sostenute dal nobile scopo di aiutare le vallate di montagna a uscire dall’isolamento. Come sempre in Italia, le ruspe e gli asfaltatori sono pronti e i palazzinari delle alte quote sempre più attivi. Il territorio e l’ambiente rimangono degli optional da trattare sulle carte patinate del marketing. Alla faccia della sostenibilità tanto invocata dalla Carta di Cortina (2017) e sottoscritta perfino dalla Fondazione Dolomiti UNESCO.

Le località delle olimpiadi invernali 2026

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