Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Tutti insieme per il clima

La straordinaria mobilitazione degli studenti di Bolzano

Erano più di 3.000 gli studenti e scolari, che a Bolzano si sono uniti al movimento giovanile mondiale contro il cambiamento climatico fondato dalla giovanissima svedese Greta Thunberg, provenienti da tutte le scuole della provincia, classici e tecniche, e di tutti e tre i gruppi linguistici. Come ha detto Bruno Fracasso, studente a Pisa, organizzatore del primo sciopero per il clima in Italia, “Bolzano è un caso a sé. Appena nati, il primo giorno la pagina Instagram aveva novecento follower, non so come abbiano fatto a raggiungere questi numeri in così poco tempo. Nessuna città italiana, nemmeno le più grandi come Roma, Milano e Torino che sono dentro da due mesi, è riuscita a fare tanto”.

Studenti di tutte le scuole superiori, tedesche, italiane e ladine, si sono incontrati, hanno creato una chat; hanno affidato a uno studente di giurisprudenza la parte burocratica, alle ragazze e ai ragazzi della scuola a indirizzo informatico la creazione di loghi e video per diffondere la notizia; quelli delle scuole a indirizzo umanistico hanno scritto articoli e volantini, quelli e quelle dell’artistico hanno fatto cartelloni e manifesti. La maggior parte fatti a mano, come ai tempi in cui si chiamavano tazebao. Oltre che in inglese, ripresi dalle manifestazioni in tutta Europa, Gran Bretagna e Belgio innanzitutto, di FridaysForFuture e delle giornate SchoolStrike4Climate, i cartelli, gli striscioni e gli slogan erano in tedesco e in italiano. “Il clima sta cambiando e noi no?” e “Die Welt hat Fieber und es steigt” (Il mondo ha la febbre, e sale), “Rispetta la terra e rispetta te stesso”, “Dinosaurier dachten auch, sie hätten noch Zeit” (Anche i dinosauri pensavano di aver ancora tempo), e cento altri, scritti da soli o in gruppo, spesso anche con la collaborazione degli insegnanti.

E poi il corteo. Un’esplosione di colori e di suoni e di gioventù mossa e commossa da un obiettivo comune, urgente e importante. Decisi e sorridenti. A Bolzano non si vedeva da molti anni. Altro che le cupe e inquietanti marce degli Schützen!

Sono partiti da piazza Vittoria, davanti al famoso monumento fascista, da poco storicizzato con tanto di museo, e hanno attraversato il centro storico per riunirsi in piazza Magnago davanti ai palazzi del Consiglio e della Giunta provinciali.

Non si può non notare il valore simbolico, voluto o no, di questo percorso, da luogo esemplare del conflitto nazionalista a quello della politica. Per richiamare quest’ultima, con parole chiare e dirette, ai veri problemi, strappandola alle sue tradizionali occupazioni (doppio passaporto, aeroporto, lupi, tenere separati i gruppi linguistici).

Gli organizzatori, alternando le lingue, hanno detto: “Noi siamo il futuro e la politica oggi deve cominciare finalmente a pensare alla nostra e alle future generazioni “. Ma anche: Siamo qui “perché il cambiamento climatico riguarda tutti noi, soprattutto però gli esseri umani nel sud del mondo, che sono colpiti in misura maggiore dai cambiamenti del clima di noi qui in Europa”.

Hanno gridato slogan, tutti insieme: “Wir sind hier, wir sind laut, weil ihr uns die Zukunft klaut” (Siamo qui, facciamo rumore, perché voi ci rubate il futuro) e “Vogliamo il nostro futuro”. Questi e tanti altri. Hanno mostrato i cartelli: “Il clima sta cambiando e noi no?”; “Die Welt hat Fieber und es steigt” (Il mondo ha la febbre, e sale) e anche “Mandr, s’isch Zeit”, Uomini, è l’ora! (il grido con cui Andreas Hofer nel 1809 chiamò i tirolesi alla resistenza contro Napoleone). E tanti altri.

La solidarietà pelosa della politica

I politici, sorpresi, sono usciti dai loro palazzi e si sono mescolati ai manifestanti, hanno fatto i selfie con loro. I verdi in cima alle scale del Consiglio, con il cartello: “Avete ragione, ihr habt recht”. Di fianco, un ragazzo teneva in alto la scritta: “Unsere Zukunft in eurern Händen? NEIN DANKE” (Il nostro futuro nelle vostre mani? NO GRAZIE).

L’assessore alla cultura e scuola di lingua italiana, che è anche assessore all’ambiente, convocherà un tavolo con i dimostranti; l’assessore alla scuola tedesca ha lodato i giovani per l’impegno dimostrato. Il presidente della giunta Kompatscher è uscito dal portone e ha detto: “Nel nostro programma lo sviluppo sostenibile a 360° è una priorità”.

I manifestanti, tuttavia, non chiedevano sviluppo sostenibile, che qui fa a mezzo fra diritti della salute e della natura da un lato e interessi economici dall’altro, con la generale prevalenza dei secondi. Chiedevano di fare qualcosa subito, perché “la casa brucia”. Ed effettivamente le priorità del nostro governo locale sono l’aeroporto (alla faccia del referendum); la cementificazione del Virgolo; la terza corsia dell’Autobrennero; la protesta contro i limiti al traffico pesante introdotti in Tirolo; i pedaggi troppo bassi per i Tir; la caccia a lupi e orsi; la battaglia contro il comune di Malles che vieta i pesticidi sospetti di essere cancerogeni. Priorità non sono le estati torride nel fondovalle e i parchi urbani, ma la densificazione. E la toponomastica e il doppio passaporto per distrarre l’attenzione.

La SVP è un partito ben distante dall’interesse per l’ambiente. Penosa la più giovane consigliera provinciale, che ha postato sul suo sito facebook una filippica ben poco giovanile, in cui invita i tremila ragazzi e ragazze a fare le manifestazioni di sabato, altrimenti si può pensare che vogliano solo marinare la scuola, e li incita ad avere comportamenti “virtuosi”: non bere coca-cola e fare la raccolta separata dei rifiuti. Jasmin Ladurner non ha capito che non si tratta (solo) di cambiare i comportamenti individuali, ma di modificare profondamente la politica economica mondiale.

Eppure poteva leggerlo sui cartelli di ragazzi e ragazze che hanno dieci anni meno di lei. “This planet cannot sustain this system”, e “System change not climate change”. È troppo difficile? O nelle parole semplici e chiare pronunciate a Davos, davanti ai ricchi e potenti del mondo, dalla sedicenne Greta Thunberg: “Alcune persone, alcune aziende, alcuni leader in particolare, hanno saputo esattamente quali valori inestimabili hanno sacrificato per continuare a guadagnare somme di denaro inimmaginabili. E penso che molti di voi qui oggi appartengano a quel gruppo di persone”.

“FridaysforFuture” infatti è molto di più che una critica al consumismo. “Naturalmente tutti noi dobbiamo fare attenzione a vivere in modo sostenibile, ma gli scioperi della scuola in tutto il mondo sono anche un appello a un altro sistema economico” hanno detto i giovani venerdì 15 febbraio.

I giovani hanno ascoltato e capito l’allarme degli scienziati, ma il terrore degli abitanti delle piccole isole destinate a scomparire, i milioni di esseri umani costretti a emigrare perché la loro terra si è fatta deserto non (com)muovono di un millimetro la politica mondiale. Per questo scioperano in tanti luoghi del mondo.

Oltretutto i giovani non sono soli. In Italia un gran numero di associazioni e comitati ambientalisti alla fine di gennaio in Italia si sono riunite nella piattaforma “Per il Clima, Fuori dal Fossile” e parteciperanno il 15 di marzo alla manifestazione internazionale per il clima.

A Bolzano, il segnale fortissimo per la tutela del clima è stato possibile solo per la collaborazione fra studenti italiani e tedeschi.

Questo era il nostro progetto comune, rappresentanze di studenti tedeschi e italiani, indipendentemente dal gruppo linguistico, che ha reso possibile fare questa manifestazione “, ha detto il portavoce della consulta degli studenti di lingua tedesca. I giovani si sono organizzati al di fuori dei palazzi lussuosi per loro approntati dalla Provincia per tenerli sotto controllo. Come la nuovissima casa in via Museo a Bolzano, città trilingue e a maggioranza italiana, costata 73 milioni di euro, e riservata esclusivamente alle associazioni giovanili di lingua tedesca.

Eppure, accanto alla politica separatista della Svp, ci sono altri segnali, anche sorprendenti. Come il gesto di pacificazione del Südtiroler Heimatbund, l’associazione dei terroristi degli anni Sessanta (loro li chiamano Freiheitskämpfer, combattenti per la libertà), in occasione del giorno del ricordo. Alle 7 di mattina del 10 febbraio, davanti alla stele dedicata ai profughi giuliano-dalmati che nel dopoguerra vennero numerosi a Bolzano, dove l’arrivo di ogni italiano veniva sentito come la continuazione della politica fascista di snazionalizzazione, quattro esponenti del Südtiroler Heimatbund hanno deposto un bellissimo cuscino di fiori. Sulla fascia sta scritto: “Im Gedenken Aller Opfer”, (In memoria di tutte le vittime). Sindaco e autorità che vi si sono recati per la cerimonia, l’hanno trovato già lì. Nel loro sito hanno scritto, fra il resto: “Qui gli italiani costretti all’esodo hanno trovato una nuova patria”.

FridayForFuture ha dato un contributo all’affermarsi del concetto che l’unico amor di patria possibile nel tempo delle migrazioni è quello in cui tutti coloro che abitano o vengono a vivere in una terra abbiano il diritto e il dovere di essere coinvolti nella cura dell’ambiente di vita comune.

Parole chiave:

Articoli attinenti

In altri numeri:
I ragazzi che vogliono salvare il mondo

Commenti (0)

Nessun commento.

Scrivi un commento

L'indirizzo e-mail non sarà pubblicato. Gli utenti registrati non devono inserire altre verifiche e possono modificare il proprio commento dopo averlo inserito.

Riporta il codice di 5 lettere minuscole scritto nell'immagine. Puoi generare un nuovo codice cliccando qui .

Attenzione: Questotrentino si riserva la facoltà di cancellare commenti inopportuni.