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QT n. 15, 11 ottobre 2008 Monitor

La creatura di Bruno Kessler

Giovanni Agostini, Sociologia a Trento, Il Mulino, 2008, pp. 232, euro 19,00

La nascita di "Sociologia" è un racconto sulla "virtù" politica: sono in azione il leone e la volpe. Perché la scuola non è un’isola, fa parte del continente. L’aspirazione di Trento a una sua università, negata nei secoli del principato vescovile, dell’impero austriaco, del regno d’Italia, si realizza al culmine della (sua) modernità. Quando il Trentino, in ritardo, da società agricola diventa industriale, la vita umana associata, cioè la politica, assume l’iniziativa. Come nel Medioevo, quando le università sorsero in Europa nel pieno di un’altra trasformazione epocale. Allora l’associarsi in università delle corporazioni di maestri e scolari fu un segno del crescere della città, della crisi del corpo sociale tripartito in oratores, bellatores, laboratores (ecclesiastici, nobili, contadini). Si diceva che l’aria di città rende liberi: alla dialettica fra potere politico e religioso, fra regnum e sacerdotium, si aggiunse per sempre il sapere, lo studium.

Negli anni Sessanta del Novecento, "l’età dell’oro" (dopo quelli della "catastrofe" e prima della "frana" finale, secondo la scansione che Eric Hobsbawm dà del "secolo breve") i soggetti della politica sono le istituzioni e la società civile. Nello Stato nazionale il parlamento e il governo. In una Provincia autonoma la giunta e il consiglio. Con i partiti politici a fungere da cerniera. L’Italia si apre al centro-sinistra, ma in Trentino permane centrale la Democrazia cristiana, in cui emerge un giovane avvocato della Valle di Sole.

Di Bruno Kessler Giovanni Agostini racconta la biografia. L’ "animale politico", cordiale e sanguigno, cattolico e laico, popolano e colto, è protagonista assoluto. Un "principe" fra trattative e conflitti. Con alleati e avversari, a Trento e a Roma, negozia e minaccia, manovra e azzarda. Ascolta e agisce d’intuito. La storia di Sociologia è quasi un giallo: il contesto lo stringe, ma l’uomo lo forza, piega anche il caso al progetto. Che è quello di accompagnare, da un Trentino arretrato, la modernizzazione italiana con una "scienza nuova".

In un convegno a Trento, nel 2002, K.S. Rehberg, di Dresda, spiegò che le facoltà di sociologia sorgono inizialmente in città piccole e periferiche perché la sociologia nasce come "contropotere" rispetto alla società: è la critica delle disuguaglianze, dello sfruttamento, dell’alienazione. La scuola è stretta da sempre in un’antinomia: produce una forza lavoro adeguata alla società esistente, ma forma anche dei cittadini tesi al cambiamento del mondo.

Il capitolo conclusivo del libro preannuncia infatti il Sessantotto. Un’esplosione che certo Kessler non voleva, ma di fronte alla quale non si chiuse in difesa. E’ una generazione nuova che prende la parola con foga. Soffia anche lo spirito del Concilio Vaticano II.

A Paolo Prodi, uno storico allievo di Giuseppe Dossetti, sarà affidata la crescita della creatura. Il libro può essere letto anche come il cammino tortuoso del Trentino verso la laicità.

Ma oggi la modernità trapassa rapida nel postmoderno. La globalizzazione può essere degrado della politica, e riproporsi dell’integralismo (religioso, e non solo). O può essere crisi di trasformazione. Un "anno orribile", nell’era di Silvio Berlusconi, pare il Sessantotto a chi ci governa, ma anche a molti che nell’università e nella scuola insegnano e studiano. Pierangelo Schiera, nel lasciare la facoltà dove è stato docente e preside, e consigliere ascoltato di Kessler, dice sull’oggi una parola impegnativa e affettuosa: "sofferenza della politica". Sofferenza vale anche per l’università, per la stessa "Sociologia". Il recente dibattito per l’elezione a preside, fra Davide La Valle e Mario Diani, non si è certo chinato sui mali di cui soffre il mondo. Ma le sofferenze si possono anche curare. Marianella Sclavi, studentessa a Trento e oggi docente al Politecnico di Milano, ricordava, nel convegno citato, preoccupata, ma aperta alla speranza: "Oggi il problema nella società e nella scuola è imparare a comunicare".

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