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I valori dell'azione di Flotilla

Sono ormai dieci le spedizioni di Flotilla indirizzate a denunciare lo scandalo dei comportamenti dello Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese, tese a rompere l’isolamento, o meglio l’apartheid imposto da decenni a un intero popolo. Si era iniziato con un evento tragico, la spedizione del 31 maggio 2010, dove morirono ben 10 attivisti imbarcati su una nave turca bombardati da Israele, erano. Quest’anno le iniziative che denunciano il genocidio in atto contro il popolo palestinese sono state due, parliamo di un lungo genocidio ignorato dall’Unione Europea e dello Stato italiano. I politici che governano l’Europa non hanno nemmeno chiesto a Israele di scusarsi per l’ultimo assalto piratesco che è mancato del rispetto del diritto internazionale di navigazione, sulla gratuita violenza usata contro i cittadini europei prima rapiti e poi sequestrati e violati. Le imbarazzate condanne delle istituzioni italiane per la volgare e violenta sceneggiata del ministro Ben Gvir non incidono, sono solo parole, il ministro non agisce isolato, le sue provocazioni, continue, sintetizzano una cultura diffusa, violenta del governo di Israele sostenuto da una massiccia maggioranza di cittadini di quel paese. Per dimostrare che Ben Gvir riassume la cultura dell’intero governo Netanyau è intervenuta anche la ministra dei trasporti israeliana, Miri Regev: ha sostenuto che i membri di Flotilla “sono arrivati privi di aiuti alimentari, gli attivisti erano drogati, ubriachi, sostenitori del terrorismo”.

Israele rimane libero da sanzioni e continua a essere armato dai governi europei. Il rapimento in acque internazionali dei 430 attivisti, le torture anche sessuali da loro subite, dimostrano che Israele sta seguendo una campagna studiata scientificamente. Se così sono stati trattati i pacifisti nonviolenti possiamo immaginare cosa accade giornalmente ai detenuti palestinesi, in assenza di processi. Le forze armate e di polizia di Israele copiano, aggravando umiliazioni e violenza, le pratiche degli Stati Uniti utilizzate contro gli arabi detenuti in assenza di processi a Guantànamo: si è arrivati a addestrare cani per violentare sessualmente i detenuti.

All’orrore non c’è fine, lo avevano dimostrato i nazisti e Pol Pot in Cambogia, lo dimostra ora Israele con l’apartheid, le violenze e i furti dei coloni, l’assedio a Gaza per portare a una morte lenta, silenziosa, centinaia di migliaia di palestinesi. Quando si struttura una politica di odio tanto atroce non si possono che diffondere macerie nel lungo periodo: questo odio rimarrà impresso e avrà conseguenze di lungo periodo.

Quanto sta accadendo in Palestina, il crescendo di violenza, le frasi impregnate di odio razziale di Trump e le conseguenti azioni ci consegnano un futuro triste. Il rapimento in Venezuela di un presidente cui si è fatto seguire un immediato furto-ricatto delle risorse petrolifere del paese, il cordone militare imposto a Cuba teso ad affamare e distruggere un popolo, i ricatti sulla Groenlandia tesi a impossessarsi di risorse strategiche, quelli economici basati sui dazi, le uccisioni di governanti in Libano, in Iran: tutte azioni che disegnano un capitalismo privo di etica e morale. La rapina, la pirateria vengono esibiti senza vergogna, come era già accaduto in un lontano passato. Con lo sterminio dei nativi nelle Americhe, perlomeno 80 milioni di morti sui quali ancora oggi si tace. Era accaduto nella deportazione dei neri e il conseguente regime di schiavitù, con il razzismo praticato ed esibito negli Stati Uniti per quattro secoli. Nei furti istituzionalizzati a spese delle risorse degli africani con il colonialismo inglese, spagnolo, francese, olandese, portoghese, belga e quello italiano miseramente fallito. Ovunque l’Occidente tanto osannato in Europa come culla di civiltà, ha sostenuto violenza, furto e alimentato razzismo. Non c’è da meravigliarsi se oggi governanti e militari di Israele definiscono i palestinesi “animali umani”.

Da questo mare di violenza passiamo alle decisioni politiche: si impedisce ogni azione dell’ONU, la si svuota di risorse, si umiliano decine di paesi con i diritti di veto. Si demolisce la credibilità degli organi di giustizia internazionali, si tace sulla privazione di diritti di Francesca Albanese e altre migliaia di cittadini del mondo, si riduce il diritto alla sicurezza al solo vantaggio dell’Occidente, evitando il confronto sui diritti di altri stati, vedasi Russia e Iran. Si cancellano con una sistematica distruzione intere regioni e civiltà, Gaza, Libano, Siria, il Donbass, privando milioni di esseri umani del diritto alla scolarità, alla salute, al lavoro. Solo i palestinesi hanno subito almeno 80 mila morti, ed è probabile che, una volta rimosse le macerie, se ne contino altre decine di migliaia: e fra questi morti si contano oltre 18 mila bambini, 250 giornalisti, quasi mille operatori sanitari, 1800 atleti. Le guerre in Libano e Iran ci portano a contare altri 8 mila morti, in massima parte civili. Si tratta di una vera e propria scelta che presenta tutte le caratteristiche di un genocidio.

Dalla violenza alla speranza

A proposito della Flotilla, come si commenta in vasti ambiti della popolazione?

  • Si tratta di un’azione velleitaria;
  • non hanno liberato e salvato nessuno (così si è pronunciato il presidente del Senato Ignazio La Russa);
  • non è arrivato un grammo di cibo o una medicina;
  • sono in gita per fare sesso e fumare spinelli, se non peggio;
  • sono ridicoli, si faranno fotografare torturati (ancora La Russa);
  • non pagheremo mica noi il viaggio di ritorno?

E c’è di peggio;

  • perché non vanno in Ucraina? I russi li cancellerebbero dalla faccia della terra;
  • ma vadano in Iran, ce li toglieremmo dai piedi per sempre;
  • troppo poco quello che ha fatto loro Israele;

E tralasciamo i commenti più indecenti, ben diffusi nelle vallate del Trentino.

Passiamo invece ai valori promossi e diffusi delle azioni della Flotilla. Non solo per rispondere all’insieme di indecenze sopra scritte, ma per replicare ai silenzi del nostro Paese e alla inadeguatezza dell’Europa. Chi leggerà la storia internazionale di questi anni si vergognerà dell’ignavia dell’Occidente.

Flotilla ci dice che è possibile costruire una politica internazionale nonviolenta partendo dal basso, unendo tante sensibilità di cittadini di decine di paesi che dicono No al riarmo internazionale, alla logica della forza, che riprendono i decennali messaggi della Chiesa cattolica, che dicono Sì al rispetto dei diritti umani, a un forte ruolo dell’ONU, al rispetto di tutti i popoli, che riaffermano il valore del diritto internazionale.

Flotilla ci dice che l’azione diretta nonviolenta è una forza di pace che smaschera le ipocrisie dell’occidente. Per mesi ha obbligato non solo i media a informare con maggiore correttezza, ma le classi politiche europee a prendere atto della gravità della situazione, non solo in Palestina, ma nel mondo intero;

* si sono rotti incredibili silenzi sui bambini morti, che non devono fare scandalo solo in Ucraina. Si dovrà analizzare, a livello anche giuridico, come sia stato possibile permettere lo sterminio scientificamente studiato a Gaza e in Cisgiordania, in Libano, in Siria;

* Grazie a Flotilla il mondo della pace non può più essere accusato di essere filo Putin o antisemita;

* Sempre grazie a Flotilla si discute anche della devastazione ambientale che tutte le guerre provocano. Danni che avranno conseguenze decennali sulle popolazioni colpite. Danni che l’intero pianeta sta subendo: pensiamo solo alle emissioni dei gas climalteranti e all’indecente spreco di risorse primarie;

* Sono più che ragionevoli le analisi che dimostrano che le azioni di Flotilla abbiano evitato l’aggravarsi delle situazioni e abbiano diminuito il numero delle morti. Dato non valutabile, ma ragionevolmente ovvio;

* Anche da terra Flotilla è stata bloccata dalle bande armate tollerate e sostenute dai governi occidentali, fra i quali Israele e l’Italia. Ma è riuscita ancora a fare parlare dell’uso sistematico della tortura e delle violenze che si abbattono sui disperati che fuggono in Africa da guerre e dalla povertà;

* Flotilla ha riportato fiducia in migliaia di giovani di tutto il mondo: non è più tempo di internazionali fasciste o comuniste, sono necessarie internazionali della pace, della giustizia sociale, della difesa dei beni ambientali del pianeta;

Se Flotilla ha ottenuto tanto è evidente che nel nostro pianeta c'è ancora spazio per ridare forza agli organismi internazionali umiliati dalla violenza degli Stati Uniti, di Israele e dal silenzio dell’Europa intera.

Flotilla è quindi un germoglio di speranza. Sparge semi e fiducia in un pianeta oscurato dalla violenza. Come sosteneva Carlo Petrini, “chi semina utopia raccoglie realtà”.

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