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QT n. 1, gennaio 2026 Trentagiorni

Diga sul Vanoi: una prima vittoria

Un anno fa si teneva il rinnovo del Consiglio del Comitato di gestione del Consorzio del Brenta. Si tratta dell’ente che era ritornato a imporre la grande diga sul torrente Vanoi, un murazzo alto 106 metri sul bellunese, con un lago capace di 20 milioni di metri cubi tutto in Trentino; oltre 200 milioni il costo previsto.

Da quelle elezioni emerse un inatteso risultato: la parità, dieci a dieci, fra le liste che sostenevano il manufatto e i contrari. Il risultato rese quindi impossibile il rinnovo della carica di presidente e non rimaneva che ritornare alle urne. Le nuove elezioni si sono tenute il 14 dicembre, dopo un anno sofferto e l’ipocrisia di un commissariamento. 127 mila i votanti, distribuiti in 35 seggi, con 5 liste fra loro in competizione Le liste che si erano opposte alla diga hanno vinto in modo netto: quella di Enzo Sonza, il sostenitore più convinto della diga, uomo della Lega di Zaia e del cemento armato, ne è uscita umiliata: 3 consiglieri sui 20 disponibili. Ed ora si attende la nomina del nuovo Presidente e della giunta esecutiva. In teoria tutto dovrebbe essere chiaro: la diga è ritenuta dai votanti un orpello.

Ci sono state decine di incontri, una informazione locale ben diffusa, manifesti e volantinaggio, con i comitati locali protagonisti di una vasta campagna informativa, e infatti alle urne mai vi è stata tanta partecipazione. A risultato acquisito, ora sono strategiche le alleanze. Un primo dubbio: gli agricoltori manterranno la loro ostilità alla diga come sostenuto in questi due anni? Ad oggi non si può essere certi che il progetto verrà archiviato, nonostante il comitato abbia festeggiato, perché la situazione è più che fluida. Infatti manca all’appello la nomina dei 7 rappresentanti istituzionali che saranno eletti dai Comuni, dalla Provincia e dalla Regione Veneto. Nella maggioranza di destra in Veneto è in corso una lotta politica: Fratelli d’Italia, partito uscito sonoramente sconfitti dalla Lega di Luca Zaia, addirittura doppiato, con il loro senatore Luca de Carlo, presidente della Commissione agricoltura sostiene da tempo una linea alternativa al grande invaso: investire in bacini minori in fondo valle e recuperare le risorgive da tempo esaurite causa l’eccesso di prelievi dell’acqua.

Si tenga presente che per progettare la diga sono stati spesi non casualmente dal Commissario uscente 1,5 milioni di euro e soprassedere a questa spesa fa temere l’intervento della magistratura riguardo un possibile danno erariale. Il senatore de Carlo, come del resto ambientalisti e sindaci del Primiero, Vanoi e di Fonzaso, non hanno dubbi: la diga non va fatta, sostenendo che si possa intervenire con costi molto inferiori e ambientalmente più compatibili nella pulizia dei bacini esistenti, un intervento, questo, capace da solo di recuperare una riserva idrica prossima ai 60 milioni di mc. di acqua.

La Lega, in una dura competizione interna alla maggioranza regionale del Veneto, vuole superare l’impasse del voto, affidando la decisione al ministero dell’Agricoltura e delle Infrastrutture, confermando l’impegno del commissario nazionale antisiccità, teso a sostenere ovunque il proliferare dei grandi invasi. Non va dimenticato che il Consiglio regionale del Veneto, con una maggioranza trasversale, aveva appoggiato la realizzazione della diga e la Provincia di Trento (Lega) ha cambiato rotta solo di recente (2025), dopo la ribellione delle popolazioni locali. Nonostante un voto tanto chiaro rimane dunque aperta una partita speculativa ancora tutta da decidere.li.

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