La diga sul Vanoi non si farà
La Lega del Veneto e del Trentino esce sconfitta dall’assalto alla valle del Vanoi. La prevista diga, malgrado il sostegno di Luca Zaia (attraverso il suo fidato ex presidente del Consorzio di bonifica del Brenta, Enzo Sonza) e le omissioni di Maurizio Fugatti, non si farà. Zaia aveva inserito la diga fra le opere prioritarie del suo governo perché a suo dire era utile a contrastare i periodi siccitosi e offriva certezze alle coltivazioni agricole della pianura.
Il 23 marzo il Consorzio ha eletto il nuovo presidente del Consorzio, Martino Cerantola, contrario alla diga, rappresentante di Coldiretti, alleata con gli ambientalisti. Forte è stata la resistenza opposta dai sostenitori del murazzo: ci sono voluti oltre tre mesi dal voto per arrivare alla ovvia soluzione dettata dal voto. A oltre un anno da quando, nel dicembre 2024, le precedenti votazioni avevano emesso un verdetto di parità fra sostenitori e contrari. Per spingere l’opera e uscire da una situazione di immobilità istituzionale Zaia aveva nominato al vertice del Consorzio un suo fidato commissario. Ma al secondo turno elettorale, nel dicembre 2025, la Lega, uscita sconfitta, ha dovuto cedere, non dopo aver provato forme di resistenza e disturbo tese a vanificare il risultato elettorale. Appena eletto, Cerantola è stato chiaro: “Niente diga, valorizzeremo i piccoli invasi lungo il Brenta, e abbandoneremo da subito i ragionamenti su quelli grandi” -

Fin dal 2021 i 53 comuni delle province di Padova, Treviso e Vicenza che fanno parte del Consorzio, avevano riproposto la costruzione della grande diga sul Vanoi. Un muro alto 115 metri avrebbe bloccato il corso del torrente Vanoi sul confine fra Trento e Belluno (comuni di Lamon e Canal San Bovo). Il lago che si sarebbe formato avrebbe coperto quasi 4 chilometri di ambito fluviale. Il fronte dei contrari sosteneva, ormai da anni, fin dal primo progetto del 1998, la necessità di istituire un parco fluviale che offrisse continuità di conservazione con l’adiacente parco naturale di Paneveggio-Pale di San Martino. Inoltre, con documentazione scientifica, si dimostrava la presenza nel torrente quasi selvaggio di fauna ittica autoctona e di formazioni vegetali rare, per non parlare dei rischi di frane presenti su tutti e due versanti del torrente, denunciando un possibile nuovo evento Vajont.
L’azione di opposizione alla diga è stata sostenuta dai comitati locali del Primiero e del Veneto, dalle associazioni ambientaliste, dai comuni trentini (poco incisivo il sindaco di Canal San Bovo), del bellunese, del vicentino e padovano, dalla Provincia di Trento e dal PD, che è riuscito a stanare il granitico Fugatti con un voto importante del consiglio provinciale di Trento.
Oltre alla elaborazione di precise relazioni tecniche che hanno supportato l’opposizione al progetto, i comitati avevano raccolto 14.493 firme e condiviso un cammino di 8 giorni che aveva portato i partecipanti dal Vanoi fino a Venezia e sul quale si è realizzato un documentario. Accanto al NO i comitati avevano sostenuto delle alternative che fin dal 2014 la giunta regionale veneta aveva approvato, linee guida lasciate ad ammuffire negli uffici: sghiaiamento dei laghi esistenti, ripristino di piccoli invasi di accumulo delle acque, riempimento delle falde portate all’esaurimento da anni di sovrasfruttamento, utilizzo della vegetazione riparia nella conservazione del corso del Brenta, recupero delle aree di esondazione.

Va sottolineata una delle tante figuracce istituzionali del presidente Fugatti. Aveva sempre dichiarato di non essere a conoscenza di tale progetto invasivo. Ma in un’assemblea pubblica a Canal San Bovo era stato smentito dall’allora presidente del Consorzio Sonza, che dichiarava che fin dal 2021 aveva incontrato Fugatti e alcuni assessori della sua giunta, informandoli e ottenendone rassicurazioni positive. A successo acquisito, è intervenuto il sindaco di Imer Daniele Gubert. Poche frasi, lapidarie: il territorio del Vanoi va rilanciato e non certo avviando il solito progetto di “valorizzazione”. Ma con idee precise: impegno nella tutela della biodiversità, il parco fluviale, una pista ciclabile che dal Primiero arrivi in Vanoi e salga al passo Broccon. Nell’ambito naturalistico stanno le risorse del Vanoi, un territorio socialmente vitale e ancora integro.