Non è tutt’oro…
Olimpiadi e paralimpiadi: dalla crepe nelle strutture ai conti che non tornano.
Terminati i quaranta giorni di gare olimpiche e paralimpiche, è il momento delle riflessioni. Da quanto si apprende dai media sembra esserci solo entusiasmo, così sostengono anche gli ambienti ufficiali della Fondazione, dello sport, della politica. Giochi magici.
Leggiamo con più attenzione, perché ci sono situazioni sulle quali l’informazione rimane debole.
Partiamo da Milano. Sul villaggio olimpico e sul Palitalia si devono sistemare i conti. Le imprese costruttrici chiedono al governo di pagare gli extracosti. Per L’Arena 86 milioni di euro, per il Villaggio olimpico 53. Il Comune di Milano, d’intesa con la Regione Lombardia, riconosce per l’Arena un contributo di 21 milioni (escluse le onerose opere di urbanizzazione già sostenute dal Comune). Per l’Arena, inoltre, è disposto a riconoscere un insieme di extracosti di 53 milioni, e 13,6 per il villaggio olimpico. Siamo in presenza di contratti di project financing: una volta sottoscritti, l’ente pubblico non dovrebbe più sborsare un euro. La procedura è complessa, anche perché si viaggia sul filo del rasoio riguardo il rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato.
Le crepe non mancano nemmeno a Cortina, riguardano la pista di bob e la cabinovia di Socrepes. Ci sono crepe strutturali e crepe economiche che riguardano anche l’intera Fondazione Milano Cortina 2026.

La quale ha chiuso il 2025 con un pesante passivo, almeno un centinaio di milioni di euro e si teme che la situazione sia ancora peggiore. Alcuni di questi deficit se li accollerà il Commissario alle Paralimpiadi (fondi governativi). L’evento paralimpico poco c’entra con la Fondazione, ma questi soldi non si sa proprio dove andare a prenderli, e così fin dal giugno scorso aveva deciso il governo, stanziando altri 328 milioni per le paralimpiadi.
Ma la situazione è ancora più complessa: il Coni reclama infatti la restituzione di un anticipo versato alla Fondazione di 44 milioni più Iva, fondi distribuiti su tre annualità, 2024–2026. Soldi che non si sa come gestire. LaFondazione sostiene che il governo ha confermato di farsi carico di questi ulteriori oneri, ma è stata subito smentita dal ministro dell’economia Giorgietti: ”Non c’è un euro a disposizione”; e poi, come farebbe il governo, in assenza di una legge specifica e motivata, a saldare questo debito?
Pagare direttamente il Coni? Non lo può fare.
Un contributo alla Fondazione che poi sarebbe girato al CONI? Su quali basi giuridiche motivare questo giro è di difficile soluzione. Sembra che un nuovo decreto olimpico si renda comunque necessario, anche per pagare diversi ammanchi su opere realizzate, non terminate o in fase di appalto.
In tanta confusione, come suo costume, il ministro dello sport Andrea Abodi mantiene un rigoroso silenzio. Come avevamo anticipato nei numeri scorsi, le Olimpiadi non si sono concluse il 15 marzo, ne dovremo continuare a parlarnee per alcuni anni.
Ma ritorniamo alla pista di bob a Cortina. Dopo le gare sono stati rilevati danni milionari. Il Comune di Cortina non vuole in carico dalla Fondazione la pista fino a quando un dossier di 45 pagine di danni non troverà soluzione. Se il Comune firmasse la riconsegna della struttura a fine marzo, i costi di sistemazione ricadrebbero sull’ente, privo di ogni minima disponibilità. Intanto la Corte dei conti, giorno per giorno, osserva quanto accade. Perché durante e dopo le gare la gestione dell’impianto è stata incredibile: danneggiamenti agli intonaci e fessurazioni diffuse nei cementi, cavi elettrici scoperti un po’ ovunque, dopo le gare gli spazi degli edifici sono stati lasciati aperti nonostante contenessero impianti tecnologici costosissimi. Così scrive in un’interrogazione la deputata di Alleanza Verdi Sinistra in Parlamento Luana Zanella. E già lo si sapeva: Simico dovrà concludere i lavori sospesi lungo la pista entro ottobre 2026. Se questo è il quadro della situazione, siamo proprio sicuri che le gare si siano svolte in totale sicurezza ed efficienza, per gli atleti e per gli spettatori?
Paralimpiadi: problemi, sgarbi e disguidi
Si sottolinea ovunque come, dal punto di vista sportivo, le paralimpiadi per l’Italia siano state ricche di record: 16 medaglie, delle quali 7 d’oro. Ma in tanto luccichio si omette di dire che 9 di queste medaglie sono frutto del valore di due soli atleti, i trentini Bertagnolli e Mazzel. A questo punto, uno sguardo obiettivo sullo stato di salute dello sport paralimpico italiano si dovrebbe aprire a valutazioni diverse. Lo stesso fatto che delle 46 medaglie olimpiche italiane 40 provengano da due province che sommano una popolazione di 1,1 milioni di abitanti (Trentino e Alto Adige) dovrebbe portare le federazioni degli sport invernali olimpici e paralimpici ad analisi preoccupanti sulla situazione dello sport.
Ci sono state anche altre ombre poco o per nulla analizzate. Un esempio. La macchina del trasporto pubblico è fallita un po’ ovunque. In ogni località decine e decine di autobus giravano vuoti, zero utenti intendiamo. Se ad Anterselva il trasporto pubblico organizzato ha avuto 5.000 utenti al giorno, in valle di Fiemme dove le discipline in svolgimento erano il doppio, le decine di autobus sommavano giornalmente circa 900 persone. Analoga se non peggiore la situazione in Valtellina e in Cadore.
Parcheggiare costava 40 euro. E poi, nei teatri delle gare, agli spettatori veniva tolto ogni alimento. Forzatamente dovevano consumare quanto veniva loro proposto all’interno degli stadi, con costi scandalosi: 16 euro un panino, altri quattro la bottiglietta di acqua minerale e via dicendo. Una famiglia di tre persone, sobria, doveva sborsare perlomeno altri 60 euro, oltre ad aver pagato gli insostenibili costi dei biglietti e del parcheggio.
Anche la serata della cerimonia di chiusura paralimpica a Cortina ha avuto i suoi problemi. Dopo la incredibile presentazione televisiva della cerimonia di inaugurazione (causa le gaffe del commentatore RAI TV poi dimessosi da RAI Sport, Paolo Petrecca), si è arrivati nello stadio del ghiaccio della perla delle Dolomiti per la cerimonia finale delle paralimpiadi, con spettacoli che hanno avuto un alto valore qualitativo. Le polemiche hanno invece coinvolto l’organizzazione.
In primo piano le assenze istituzionali, assenze offensive nei confronti degli atleti paralimpici. A seguire, la persistente arroganza del Comitato paralimpico italiano, rivelatosi disorganizzato.
Le più alte cariche dello Stato avevano garantito la loro presenza. A Cortina c’era il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il presidente del Veneto Alberto Stefani, il suo predecessore Luca Zaia. La premier Meloni, invece, già in viaggio, ha disertato, ritornando nell’accogliente Roma: a suo dire l’elicottero non poteva volare causa maltempo (la perturbazione era terminata da ore). Non c’era l’atteso presidente del Senato Ignazio La Russa e nemmeno il sindaco di Milano Giuseppe Sala, come pure il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che si è fatto sostituire dalla sottosegretaria allo sport Federica Pucchi.
Dietro le quinte si viveva un clima di confusione. Accessi alla stampa dapprima ben programmati poi negati e alla fine riconcessi. Novanta giornalisti accreditati sono stati costretti a lavorare su sedie dedicate al pubblico senza poter caricare i loro strumenti di lavoro. Le prese erano riservate alle grandi agenzie internazionali, ha spiegato Cora Zillich responsabile dell’Ipc (International Paralympics Communitee), arrivando a minacciare l’intervento della sicurezza e l’espulsione dei giornalisti italiani dal palazzetto qualora non avessero cessato le rimostranze.

Mentre la Fondazione invitava i giornalisti a non scrivere di guerra, l’Ipc confermava la presenza di tutte le 55 delegazioni; ma non è stato così, ben sette nazioni hanno boicottato la cerimonia causa la presenza delle bandiere di Russia e Bielorussia. Per dire, la bandiera di Kiev è stata portata da una volontaria. Sul tema della pace, della guerra e della tregua, queste olimpiadi e paralimpiadi hanno miseramente tradito il sogno olimpico.
Puntuali sono state le verifiche sugli zaini, anche dei giornalisti: è stato loro imposto l’abbandono di qualsiasi genere commestibile, tutto requisito. Bisognava comprare all’interno con i costi che abbiamo detto: per pagare si doveva usare forzatamente la carta Visa o contanti, null’altro era ammesso, come otto giorni prima era accaduto all’Arena.
Peccato, perché lo spettacolo offerto era di alto profilo qualitativo. Non più una celebrazione nazionalista, ma una visione proiettata nel futuro. Coreografia techno, un cerimoniale ben strutturato. Certo è che l’eredità (la famosa legacy invocata da Malagò) paralimpica non la si è trovata nella gestione dei servizi pubblici. Andrew Parsonns, alla guida del Comitato Paralimpico internazionale, poteva rimanere più obiettivo. Queste olimpiadi non hanno portato a un cambiamento di mentalità nei confronti degli atleti e delle persone con disabilità, non sono state un successo senza precedenti. Le tante ombre, e probabilmente diverse inchieste, si imporranno all’attenzione del mondo sportivo nei prossimi mesi e gli aspetti opachi prevarrannno sulle luci