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QT n. 4, aprile 2026 Servizi

La discarica accanto al torrente

Nell’estrema periferia trentina si riversano i terreni degli scavi del by pass ferroviario. E’ allarme nelle comunità del Trentino orientale e del Veneto..

La gestione dei rifiuti di demolizione o di scavi per grandi opere è un problema che riguarda tutta la nostra provincia. Con estrema leggerezza i politici propongono tunnel ferroviari e circonvallazioni stradali, da Rovereto fino a Marco, fin dentro le valli, quando già oggi non si sa più dove scaricare 1,9 milioni di mc. dei terreni di scavo del by pass ferroviario di Trento.

L’assalto per l’utilizzo delle discariche di inerti coinvolge in modo particolare le periferie. Da Arco fino a Civezzano e in alta quota, nel Vanoi, a 92 chilometri da Trento. Per il Vanoi si prevede lo stoccaggio nell’area di Ronco, a ridosso del torrente Vanoi, ai piedi della catena del Lagorai, di alcune centinaia di migliaia di metri cubi di terreni. Quelli inquinati anche da policarburi aromatici che sono filtrati nei suoli che ospitavano le due terribili fabbriche di Trento nord, la Sloi e la Carbochimica.

I prodotti inquinanti, rassicura l'APPA, rientrano nei valori stabiliti dalla legge. Ma non si tratta di un’assicurazione tranquillizzante, anzi, è un’ammissione diretta della pericolosità di queste terre; infatti sono rifiuti speciali e quella di Ronco è l’unica discarica provinciale autorizzata a raccogliere un simile prodotto di scavo.

La discarica, privata, fin dal 2012 è autorizzata a ricevere un quantitativo enorme di rifiuti di demolizione e scavo, 260 mila metri cubi, grazie a deroghe giustificate da un presunto interesse generale. Doveva servire un ambito locale. Ma come si vedrà, raccoglie rifiuti da Trento. Un ulteriore apporto di inerti dovrà coprire la discarica, centomila metri cubi. La Provincia ha a cuore la tutela del paesaggio, certo meno la difesa della salute dei cittadini trentini e veneti. In Provincia e negli uffici di Rete Ferrovie Italia si sarà pensato che quella localizzazione non disturbava: nessuno vede, inerte il terreno, inerte la comunità. Ma così non è stato. La Comunità del Vanoi e del Primiero non è stata ferma ed ha attivato una mobilitazione importante coinvolgendo nell’azione non solo il comitato che a Trento si oppone alla costruzione del by pass e quanti chiedono certezze sulla salute e i profili del possibile inquinamento, ma anche i comuni del bellunese e del vicentino.

Si teme che i materiali depositati in quota non siano stati bonificati, che anche piccole quantità di idrocarburi e metalli risultino pericolosi qualora percolino nelle falde. Si vive una profonda sfiducia nei controlli dell’APPA provinciale e nel metodo di raccolta dei campioni, fin dalle prime opere in cantiere a Trento. Si denuncia come non vi siano controlli sul materiale trasportato da decine di camion che ogni giorno attraversano la valle e sfondano il sedime della viabilità nei centri abitati. Nemmeno si sa da dove provengano questi camion (parliamo di decine di trasporti giornalieri, a partire dalle 7 del mattino).

Ad oggi sono stati conferiti a Ronco oltre 70 mila mc. di materiale; alla fine dei lavori, che terminaranno forse nel lontano 2028, si sarà conteggiato il passaggio di oltre 20 mila camion pesanti. Si temono possibili danni anche per l’erosione dei margini fluviali, oltre che sicure infiltrazioni. I rischi alluvionali sono documentati da una lunga storia di disastri e da decine di vittime, con villaggi distrutti da frane improvvise. Si deve tener presente che una simile discarica dovrebbe avere come base di raccolta un doppio telo che garantisca certezza dell’impossibilità di infiltrazione nel suolo, lavoro che non è stato eseguito.

Come avvenuto nella lotta contro la diga, va sottolineata il valore della ribellione dei cittadini, la loro capacità di costruire ponti di azione condivisa fra gente di montagna e della pianura, il collante forte che lega i cittadini alle istituzioni comunali, la capacità di studio tecnico che questi cittadini stanno offrendo gratuitamente ai loro amministratori, forse troppo pigri.

Certo è che a lavori conclusi interverrà per urgenti motivi di sicurezza il servizio dei bacini montani provinciali e si spenderanno milioni di euro pubblici per cementificare l’alveo del torrente e mettere in sicurezza una discarica che ha consentito profitti importanti a privati.

Tutto ciò avviene grazie a una perizia geologica vecchia di trent’anni. Ma i cambiamenti climatici in atto presentano problemi nuovi, urgenti, previsioni da ridefinire, precipitazioni sempre più intense, violente, più ravvicinate nel tempo, situazioni, come dimostrato troppo spesso in Italia, che non erano state previste. Oltre a questo, eventuali problemi idrogeologici scaricheranno le loro conseguenze lungo l’asta del Vanoi, fin nella Brenta, lungo i comuni del Veneto.

Un altro caso

L’allarme non coinvolge solo il Vanoi. Nel comune di Civezzano i cittadini e la SAT locale sono oltremodo preoccupati. Per lo stesso motivo che ha messo in allerta i cittadini del Vanoi. Nella vasta area destinata a discarica della val Camino (85.000 metri quadrati), gestita da Fbt Costruzioni generali srl, si dovrebbero portare circa 300.000 mc. di terreni provenienti dal tunnel ferroviario di Trento. Anche qui le motivazioni della protesta sono ambientali, riguardano la salute dei residenti e degli ospiti. I cittadini denunciano la possibilità che il dilavamento dei terreni portati inquini i pozzi dai quali si preleva parte dell’acqua potabile attraverso delle prese ormai storiche. Come nel Vanoi, viene denunciata una leggerezza nelle analisi e la mancanza di controlli che coinvolgano attivamente cittadini e amministrazione.

Cosa si ricava da tutto questo? Un’incredibile leggerezza delle varie istituzioni e uffici che hanno portato all’approvazione del progetto del by pass. Una scorrettezza nei confronti dei cittadini, che mai vengono informati in tempi utili sulla complessità di questi progetti e sulle loro conseguenze, quindi mancanza assoluta di informazione e di trasparenza. Come si possa insistere nell’approvare progetti tanto impattanti senza dapprima aver verificato i profili reali dell’inquinamento dei terreni, crea disorientamento.

È sconcertante che si proceda, senza informare le cittadinanze dei luoghi coinvolti, della scelta di depositare materiali così pericolosi, in quantità tanto elevate e di qualità molto impattante. In Trentino il diritto di cittadinanza attiva è continuamente disatteso.

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