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QT n. 1, gennaio 2026 Monitor: Danza

Coreografie ed epifanie per il presente-futuro “Animo!”

Più che un’esortazione, una vera e propria missione quella che ha guidato Antonella Bertoni, direttrice artistica della rassegna di danza Animo!, a mettere in piedi un articolato –e serrato- programma di esibizioni, in grado di portare nella piccola città di Rovereto il meglio della produzione coreutica italiana.

Nel giro di due mesi, tra ottobre e dicembre 2025, si sono alternati sui palchi cittadini dieci spettacoli, di cui cinque prime regionali; una ricca programmazione che è anche il frutto della collaborazione con altre importanti realtà del territorio, portata avanti in un percorso di radicamento e scambio con le istituzioni locali, capace negli anni di trasformare il Teatro alla Cartiera in un centro di produzione e di residenza artistica riconosciuto a livello nazionale, dove giovani artisti e perfomer trovano accoglienza e possibilità di sperimentare e mettere in pratica le proprie idee coreografiche. Il tutto sotto la regia attenta ed esperta della Compagnia Abbondanza/Bertoni che, più che un semplice spazio di libera espressione, offre loro una guida illuminata e non giudicante, nella convinzione che “oggi l’arte è (forse) l’unico antidoto per un presente-futuro pieno di rabbiosi chiari di luna”. Spazio – e Animo! – dunque alle produzioni di dieci realtà autoriali d’eccellenza che, per ragioni di spazio, ci limitiamo soltanto a citare in ordine di apparizione: Carlo Massari, Collettivo Giulio e Jari, Simone Zambelli, Valentina Dal Mas, Compagnia Sanpapié, Elisa Sbaragli, Annamaria Ajmone, Opera Bianco, Roberto Castello.

Ultima, ma non certo per importanza, la Compagnia ospite, che ha riproposto un assolo interpretato dalla stessa Antonella Bertoni, C’è vita su Venere (seguito da un interessante dibattito con Barbara Poggio organizzato in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne), oltre alla prima regionale dell’ultima produzione Epiphan?a – Mi rendo manifesta nell’ambito della Stagione InDanza del Centro Santa Chiara.

Epiphania” (foto Tobia Abbondanza)

C’è vita su Venere e Epiphan?a – Mi rendo manifesta sono due spettacoli in qualche modo complementari, entrambi mossi dalla volontà di affrontare questioni di genere ‘al femminile’, mettendo in luce pregiudizi e storture di una società ancora profondamente intrisa di retaggi di matrice patriarcale.

Il primo è un breve ma intenso assolo in cui la danzatrice, di rosa vestita e circondata, lotta ironicamente sulla scena con un armamentario di oggetti iconici che incarnano i ‘doveri’ estetico-casalinghi della donna moderna… e futura (pure il destino della vita su Venere pare infatti irrimediabilmente segnato dagli stessi cliché di quello terrestre)! Progressivamente, però, il ritmo quasi schizofrenico dell’inizio rallenta e la donna-gallina dalle uova fucsia ritrova una propria individualità e un proprio respiro, svelando il suo volto ed entrando in contatto visivo diretto col pubblico. Si appropria infine di due arti supplementari, tramutandosi in una creatura aliena ambigua ma simbolicamente in grado di “camminare con le proprie gambe”…e braccia.

All’individualità extraterrestre ritrovata sembra fare da contraltare l’estrema spersonalizzazione dei corpi protagonisti di Ephipania: spettacolo di forte impatto visivo, quasi la materializzazione di un quadro surrealista, ma portatore di un messaggio piuttosto sconfortante in termini di riscatto di genere. Nelle fugaci apparizioni che si susseguono sulla scena oscura, il corpo femminile viene segmentato e spezzettato (compaiono bocche, capelli, cosce, glutei, gambe, etc.) senza trovare mai una propria ‘interezza’, in un processo di oggettivazione che lascia apparentemente ben poca speranza all’emancipazione.

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