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QT n. 5, maggio 2020 Monitor: Libri

Memorie. La vita movimentata di un grande soprintendente di Brera

Al servizio dell’arte. Ettore Modigliani, a cura di Marco Carminati, con un saggio introduttivo di James M. Bradburne. Milano, Skira, 2019, pp. 303, euro 25.

Memorie. La vita movimentata di un grande soprintendente di Brera. Ettore Modigliani, a cura di Marco Carminati, con un saggio introduttivo di James M. Bradburne, Milano, Skira, 2019, pp. 303, euro 25.

Nell’ottima collana “Biblioteca d’Arte Skira” è stato pubblicato recentemente questo volume, del quale si consiglia vivamente la lettura. Le finora inedite Memorie di Ettore Modigliani rappresentano, come si legge nella quarta di copertina, “un’eccezionale testimonianza di una vita davvero ‘movimentata’, intensa e a tratti autenticamente avventurosa, che venne interamente spesa al servizio del patrimonio artistico italiano”.

Nato a Roma nel 1873, Modigliani fu direttore della pinacoteca di Brera dal 1908 al 1935 e soprintendente della Lombardia (1910-1935); partecipò, fra l’altro, a Parigi e a Vienna (1919-1921), al recupero delle opere d’arte trafugate dall’Austria all’Italia e diresse il grande riordino della Pinacoteca milanese nel 1925. Fu un vero funzionario modello, ma lo scontro con un potente gerarca fascista come Cesare Maria De Vecchi gli costò nel 1935 l’allontanamento da Brera e il trasferimento a L’Aquila; tre anni dopo subì, come ebreo, le leggi razziali - meglio sarebbe definirle “razziste” che lo costrinsero nel 1943 a nascondersi fra le montagne marchigiane per sfuggire alle persecuzioni.

Al termine della guerra fu subito reintegrato a Brera e nel mese di febbraio del 1946 terminò la stesura delle sue Memorie, destinate alla pubblicazione; morì l’anno successivo e alla direzione di Brera gli succedette Fernanda Wittgens, la sua più valente e fedele collaboratrice. Rimasto inedito, ma conosciuto e citato da una stretta cerchia di storici dell’arte, come ricorda il curatore Marco Carminati, il manoscritto viene ora finalmente dato alle stampe “grazie alla ferrea volontà di James Bradburne, il suo attuale successore nel governo della pinacoteca milanese (…) e non avrebbe visto la luce senza il generoso sostegno degli Amici di Brera, l’Associazione voluta nel 1926 proprio da Ettore Modigliani”.

La narrazione autobiografica è elegante, brillante, anche nelle vicende più difficili e dolorose; molto coinvolgente, si percorre come un romanzo pieno di colpi di scena.

Di particolare interesse, dal mio punto di vista, è il dettagliato racconto del ruolo di Modigliani nell’ambito delle rivendicazioni delle opere d’arte italiane contro l’impero austroungarico. Esso comincia con queste parole: “Era da poco concluso l’armistizio con l’Austria il 4 novembre 1918, allorché il Governo inviava il mio collega Fogolari di Venezia e me nel Veneto e nei territori redenti per un primo accertamento dello stato dei monumenti e delle collezioni nei luoghi dove era passata la guerra. Ci recammo nel Vicentino e nel Padovano… Con l’aiuto del generale Caviglia cominciammo col visitare Treviso, in parte distrutta dalle artiglierie e dalle bombe austriache, poi Feltre, poi Udine, Belluno, Gorizia ancora sanguinante per le ferite del 1916, Trieste intatta. Molto spesso non trovavamo da mangiare se non qualche scatoletta di carne donataci da qualche Comando di Battaglione… Eravamo costretti due notti su tre a dormire nell’auto riparata in qualche androne… A Trento, il Castello del Buonconsiglio era salvo anche nei suoi affreschi e nelle sue decorazioni scultoree, ma nelle condizioni miserrime in cui l’aveva tenuto l’Austria e poi lasciato alla guerra, ben lungi dall’aspetto di splendida dimora dei Principi Vescovi che esso aveva nel Quattro e nel Cinquecento e da quello di nobile rinascita a cui lo risollevarono, alcuni anni dopo la Pace, le cure appassionate di Giuseppe Gerola. Eppure tale aspetto di desolante abbandono, in ogni stanza, in ogni corte, in ogni passaggio, rendeva più vivo e palpitante il ricordo vivo e presente della gloriosa tragedia di Cesare Battisti e di Filzi: la prigione, la stanza del tribunale, la fossa della forca, nelle apparenze che esse dovevano aver proprio in quei tragici giorni... Io avevo conosciuto Cesare Battisti...”. Modigliani ricorda il commovente incontro a Trento con la vedova, insieme all’amico Gino Fogolari, che era suo cugino.

Ettore Modigliani con la moglie nel 1925

Così si concludono le Memorie: “11 febbraio 1946. Richiamato dal Governo al mio antico posto di Soprintendente a Brera, oggi ho preso possesso di nuovo del mio ufficio. Ma quale compito mi attende! Brera è un ammasso di macerie. Il Poldi Pezzoli è raso al suolo... Il Castello, l’Ambrosiana, la Scala… tutti sanguinanti di innumerevoli e spaventose ferite. Eppure tutti questi immensi beni culturali debbono risorgere e risorgeranno a gloria della città, come prima, migliori di prima”.

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