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Discarica a Sardagna: che fare?

Sembra riprendere l'ipotesi che la discarica possa riprendere l'attività… Ma quali materiali verranno conferiti?

L'area della discarica

Sulla discarica di Sardagna ci sarebbe da scrivere un libro, per narrare la storia di molti anni di travagliata convivenza con chi tale sito l’ha gestito e la cittadinanza del bellissimo sobborgo montano della nostra città.

Ma, restando più vicini ai giorni nostri, vale la pena ricordare che nel 2007-2008 nella discarica arrivarono circa 4.150 tonnellate di rifiuti speciali non ammissibili per la tipologia di concessione che la discarica aveva. Si parlava di scorie di acciaierie, materiali da demolizione, terre da bonifica non conformi provenienti da impianti di distribuzione di idrocarburi.

Ora, pare che la partita si riapra, dato che la Provincia di Trento ha deliberato, come uno degli ultimi atti della precedente giunta nel luglio scorso, che tale discarica possa riprendere l’attività. Nelle attività che la società Sativa propone nel progetto di riapertura, vi sono alcuni codici del CER (Codice Rifiuti Europei) che identificano alcune delle medesime macro famiglie degli eventi infausti di oltre dieci anni fa. Un esempio, citato dalla relazione della società, riguarda proprio le codifiche dei materiali residui dalle fusioni delle acciaierie. Ora, appare chiaro che la popolazione, scottata in precedenza, possa legittimamente nutrire qualche dubbio sulla serietà di questa proposta. Detto questo, cosa rimane da fare? Bloccare la delibera di giunta provinciale con un’altra delibera contraria potrebbe essere un’operazione politica coraggiosa, che darebbe il segno di una svolta ambientale credibile. Ma avrebbe dei costi salatissimi, poiché aprirebbe la partita delle richieste di rimborso da parte della società, che impegnerebbero parecchi milioni di euro.

Un’altra soluzione, dato che la proposta è ancora in analisi di valutazione di impatto ambientale, potrebbe essere quella di limitare il conferimento di soli materiali inerti da rocce da scavo (tunnel del Brennero?); così facendo la buca sarebbe riempita e la frana arrestata; ma anche qui la società avrebbe da ridire, poiché questi materiali hanno un mercato e non si vuole finiscano in discarica; togliendo alcuni codici pericolosi, dunque, la società potrebbe essere disincentivata a proseguire nel progetto di apertura del sito (avrà il coraggio chi analizza la VIA?).

Oppure, c’è un’altra strada. L’attuale discarica è classificata, nel PRG proprio come “Di”, discarica appunto; è confinante con un’area classificata come “ARA” – Area di Recupero Ambientale. Ebbene, siamo in fase di arrivo della variante del PRG di Trento, che verrà approvato in prima battuta proprio nel luglio prossimo. La proposta potrebbe proprio essere quella di mutare la definizione da “Di” a “ARA” anche sul sito in oggetto. In un’area adibita a recupero ambientale non si possono portare materiali diversi da quelli idonei allo scopo del recupero stesso, quindi si potrebbe sanare la questione.

Si potrebbero anche qui aprire contenziosi con la società? Molto probabile, però, se da una parte qualcuno vanta interessi legittimi, dall’altra rimangono i costi di una bonifica da effettuare che non può rimanere esclusivamente a carico del pubblico.

Credo che la politica debba prendersi la responsabilità di aver lasciato dormire la situazione per tutti questi anni e, di conseguenza, attivarsi per definire la questione ridando tranquillità alla popolazione di Sardagna. Solo con i fatti si può dire di voler cambiare sistema, di voler rispettare l’ambiente e progettare un futuro sostenibile. Diversamente rimaniamo ancorati a logiche obsolete, dettate dalle compensazioni facili per evitare responsabilità.

Credo sia giunta l’ora che la politica dimostri un po’ di coraggio, fermando l’ennesimo sfregio all’ambiente. Politicamente un segnale diverso lo si deve dare; quindi Provincia e Comune possono collaborare fattivamente: il Comune potrebbe approvare una variante al PRG che declassifichi la zona, mentre la Provincia potrebbe trovare un accordo con la società per un’uscita dignitosa, magari anche calcolando i danni da bonifica che deve ancora essere realizzata, così da mettere tutto sulla bilancia, non solo gli interessi della ditta, ma anche quelli dei cittadini.

Chissà che qualcuno, in Consiglio comunale, non presenti qualche emendamento al PRG proprio in tale direzione? E vedremo chi percorrerà strade innovative e diverse votandolo, nel rispetto di quello sviluppo sostenibile citato in tutti i programmi elettorali, salvo poi essere relegato all’ultima invisibile nota politica, giusto per rifarsi il look. A luglio si voterà il PRG a Trento, chissà che succederà. Ne vedremo delle belle, quest’estate.

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