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QT n. 6, giugno 2018 Monitor: Danza

“Balli plastici remix”

Dalle marionette ai robot

“Balli Plastici Remix”

Come li avrebbe rifatti oggi Fortunato Depero i Balli Plastici? Questa la suggestiva domanda che ha aperto lo spettacolo e che, ancor prima della risposta scenica, ha accompagnato l’intera genesi creativa dell’operazione “remix” intrapresa dalla Compagnia Abbondanza/Bertoni e affiancata, per quel che riguarda la colonna sonora, dall’Orchestra Filarmonica Settenovecento. Non un riallestimento né un tentativo di ricostruzione filologica bensì, come espressamente dichiarato nel sottotitolo, una “libera rivisitazione dello storico spettacolo di Fortunato Depero”.

L’attesa era tanta e l’impresa sicuramente non semplice - il rischio di cadere in una banalizzazione dell’avveniristica opera di Depero si nascondeva infatti dietro l’angolo - ma l’originalità e, allo stesso tempo, l’umiltà della messa in scena ha subito sbaragliato ogni dubbio. Difficile dire se l’artista avrebbe davvero apprezzato tale rivisitazione della sua opera, ma di certo il suo spirito ha aleggiato sul palco fin dal prologo, a partire dal dialogo aperto tra il narratore e la voce fuori campo di “Nato” fino al gesto altamente evocativo del coreografo e del direttore d’orchestra che hanno alzato gli occhi al cielo in cerca, se non di un’impossibile approvazione, almeno di una rassicurante supervisione. E poi via, a un secolo esatto dalla prima ed unica rappresentazione, all’incalzante esecuzione dal vivo delle musiche di Casella, Tyrwhitt, Malipiero e Bartók, appositamente composte per accompagnare le movenze delle marionette protagoniste dei Balli Plastici.

“Balli Plastici Remix”

Stavolta però i burattini sono sostituiti dall’apparizione di un piccolo androide che si muove autonomamente sulla scena e che, insieme alla ricostruzione 3D di un personaggio ispirato all’opera Martellatori, immobile ma dotato di parola, sono le vere sorprese tecnologiche dello spettacolo; quest’ultima macchina in particolare, chiamata Nato, ha potuto memorizzare una selezione di scritti di Depero (forniti dall’Archivio del ‘900 del Mart) attraverso un processo di Machine Learning, che gli ha permesso di ridare vita alla voce dell’autore interagendo direttamente con le domande che gli sono state poste nel corso della rappresentazione, in una sorta di botta e risposta che apre un suggestivo varco temporale tra l’epoca in cui furono scritti e i tempi moderni. Proprio la continua alternanza tra passato, presente e futuro, riscontrabile anche nella musica oltre che nella scenografia e nei costumi, risulta uno degli spunti più affascinanti dello spettacolo, anche perché portata avanti senza stacchi né contrapposizioni ma con una naturalezza che ben sintetizza l’aspirazione alla “ricostruzione futurista dell’universo” tanto auspicata da Depero e Balla nel’omonimo manifesto del 1915.

Lo stesso Depero era però consapevole già all’epoca che le marionette avessero una mimica limitata e dei movimenti goffi e ripetitivi e, nella sua ricerca di massimo coinvolgimento - anche emotivo - dello spettatore, avrebbe forse gradito la scelta di affiancare alle macchine degli interpreti in carne ed ossa, in una ricerca di varietà che mira alla commistione dei generi teatrali oltre che delle età. In scena insieme ai danzatori professionisti ci sono anche bambini e adolescenti della Piccola Compagnia Abbondanza/Bertoni e artisti di altre nazionalità e di altre discipline artistiche; lo spunto per delineare i tratti principali di queste eclettiche presenze nasce certamente dai personaggi di Depero, ripresi più nella scelta dei colori accesi dei costumi che nelle forme, ma lo stile che ne armonizza le movenze è quello ben riconoscibile della compagnia, che in parte si adegua e in parte trasgredisce le dinamiche meccaniche dell’opera originale. Il tutto amalgamato in un’atmosfera sospesa e futuristica, magistralmente sintetizzata dal ballo di gruppo finale in cui tutti imitano i movimenti del robottino Nato, che travalica ogni limite tecnico nella creazione di una sequenza altamente poetica e suggestiva.

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