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QT n. 9, settembre 2012 Trentagiorni

“veDrò”: le meraviglie del Pensatoio

“We can be heroes”. Questo il promettente motto dell’edizione 2012 di “veDrò”, il pensatoio (come viene comunemente definito) nato nel 2005 per volere di Enrico Letta, Giulia Bongiorno, Angelino Alfano e Luisa Todini.

L’eterogeneità dei fondatori rende, già di per sé, l’idea dell’inquietante trasversalità dell’evento. Tuttavia, sarebbe ingiusto limitare a questa schizofrenica promiscuità la portata del consesso: “veDrò” è molto meglio, e molto di più.

È, ad esempio, il luogo dove Alessandro Settepani, responsabile dell’agenzia di rating Italia Fitch, ci spiega che le agenzie di rating (appunto) sono buone, perché “l’indipendenza degli analisti è tutelata” (resta da capire da chi e come).

Ancora: è la vetrina nella quale si specchia Fulvio Conti, amministratore delegato di Enel, che ci racconta del suo passato da figlio di operai, della sua meritoria ascesa e delle difficoltà che tutti i giorni incontra nel suo lavoro: sindaci che impediscono, con l’atteggiamento recalcitrante tipico della categoria, la realizzazione di nuove centrali; un’anomala sovrabbondanza di avvocati a ingolfare il Parlamento; l’ostracismo nei confronti del nucleare, che sarebbe tanto bello (per le casse dell’Enel) ma che gli ingenui cittadini italiani hanno inopinatamente bocciato con il referendum di un anno fa.

“veDrò” è questo, e anche di più. È, soprattutto, il pensatoio dei quarantenni. O meglio: dei quarantenni di sette anni fa, che (tecnicamente) sono ancora nei quaranta, ma non ci resteranno per molto. Ci si chiede infatti se fra tre anni la kermesse diventerà il palcoscenico, pardon, il think tank dei cinquantenni.

L’iniziativa raccoglie e accomuna una quantità impressionante di personaggi pubblici. Moderatori d’eccezione, come Antonello Piroso (sul mercato, dopo l’uscita da La7) e lo spettrale Oscar Giannino. Magistrati come Stefano Dambruoso; il presidente di Arcigay Paolo Patanè; Cecilia Strada, figlia di Gino e Teresa Sarti e attuale presidente di Emergency; il presidente di Marvel Entertainment International, Simon Philips; Luca Colombo, country manager di Facebook per l’Italia. Roy Paci. Marco Tardelli.

Di tutto un po’: avanti, c’è posto. Purché si sia giovani (con moderazione) e si possegga almeno uno dei seguenti requisiti: “il talento, la cultura - in tutte le sue varianti possibili - la vivacità di pensiero, lo spirito imprenditoriale, la passione”.

E, ovviamente, il giovanilismo. Nel suo intervento, Conti faceva notare che in Italia c’è bisogno di rinnovamento. Non manca il coraggio, all’amministratore delegato di Enel, se è capace di parlare di rinnovamento ad una platea di (quasi) ex quarantenni che stanno dove stanno, cioè nel sistema da rinnovare, da più di quindici anni. Immobili.

L’impressione, in effetti, è che “veDrò” sia, prima di tutto, uno dei luoghi deputati a fare politica nel senso contemporaneo, funesto, del termine: quello, cioè, vicino alla marchetta. Una versione disgraziata e modesta del Festival dell’Economia, nella quale a oratori qualificati (ancorché discutibili) si sostituisce chi auto-certifica i requisiti di cui sopra.

Un think tank più tank che think: un pensatoio prevederebbe, infatti, l’esercizio critico del pensiero, in una qualsiasi delle sue forme.

“We can be heroes”. Giusto per un giorno, cantava David Bowie. Dopodiché il presunto, patinato eroe rischia di assumere un aspetto caricaturale!

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Commenti (1)

roberto eccher

Condordo pienamente; mi ricordo qualche anno fa (non ricorso forse l'anno scorso) Enrico Letta che se ne è uscito con la frase: "Una buona notizia, i giovani amano il lavoro flessibile."
Sic!
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