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QT n. 4, aprile 2012 Servizi

Università, l’armistizio

Dopo mesi di roventi polemche in tre giorni i Presidi approvano il nuovo Statuto. Tra la politica e l’Ateneo è scoppiata la pace?

Dopo l’approvazione da parte dei presidi del nuovo statuto dell’Università, il 5 marzo, ci si chiede a cosa sia servito tutto il dibattito scatenatosi nei mesi precedenti. Tre giorni per votare, approvazione unanime, questione liquidata. A detta dei presidi l’approvazione non contrasta con la volontà dell’ampia maggioranza degli ordinari (e della totalità dei direttori di dipartimento) che, firmando la “petizione dei 500” avevano espresso forte contrarietà nei confronti dei lavori della commissione incaricata di redigere lo statuto. Essa sarebbe invece avvenuta in seguito al recepimento, da parte della commissione, di una porzione soddisfacente dei rilievi espressi dal corpo accademico. “Per quanto riguarda la mia facoltà, devo riconoscere che molte delle nostre indicazioni sono state accolte. Alla fine, il rilievo più negativo è il barocchismo dello statuto, l’eccesso di sfiducia reciproca ha portato a troppi pesi e contrappesi”, dice a QT il preside della facoltà di Economia, Paolo Collini.

Ovviamente le tensioni tra comunità accademica e vertici dell’Ateneo e della Provincia non sono state risolte dal voto. L’approvazione dello statuto è infatti stata accolta da una valanga di dimissioni. Dal direttore del dipartimento di Economia Stefano Zambelli, al presidente dell’Associazione dottorandi e dottori di ricerca Alexander Schuster, a ben 9 rappresentanti della lista studentesca Unileft.

Ma anche tra i docenti le perplessità rimangono forti. “Nelle petizioni scritte e in molte occasioni pubbliche erano stati evidenziati quattro punti di cui era considerata irrinunciabile la modifica - dice la docente di Economia Mariangela Franch - e soltanto una di queste quattro modifiche è stata accolta. L’approvazione finale, poi, è stata in linea con un processo da sempre poco democratico. La maggioranza era critica, e per quanto si sia svegliata tardi, andava ascoltata di più”. Nessuna polemica, comunque, con i presidi, che “non hanno l’obbligo di rappresentare il proprio Consiglio”.

Del resto, gli stessi presidi mantengono parecchie riserve. “La partenza del processo di stesura dello statuto da parte del Rettore e del Presidente Cipolletta è stata dilettantistica - ci dice il prof. Luca Nogler, preside di giurisprudenza - Per fortuna, il coinvolgimento all’ultimo momento del prof. Falcon (ordinario di diritto amministrativo, n.d.r.) ha permesso di apportare dei miglioramenti nella stesura del testo, dandogli per lo meno un corretto senso giuridico”.

Rimangono poi alcuni punti critici per quanto riguarda il contenuto. Su tutti, come sempre, il rapporto tra Ateneo e Provincia. “Anche in questa versione dello statuto la Provincia indica direttamente i suoi rappresentanti in CDA. Questo modello di governance non esiste né tra le università pubbliche né tra quelle private. In entrambi i casi, chi esegue il controllo dell’operato di un’università non indica dei membri del CdA. A Trento questo invece succederà”.

La partita non è quindi finita, e sembra lecito attendersi, nei prossimi mesi, nuovi tentativi di modifica dello statuto. “Io credo che il Ministero farà dei rilievi per i quali il testo dovrà essere modificato e nuovamente approvato” continua Nogler. Più scettica, sul punto, la Franch: “Da sempre gli statuti sono stati modificati, ma l’impianto generale credo sarà questo. Resta, comunque, da mettere in pratica ciò che è stato scritto, e su questo la base accademica avrà molto da dire”.

I rallentamenti e i rinvii della discussione del Codice etico, importante per vedere come verrà declinato nella pratica il nuovo statuto, fanno capire come in realtà ci sia ancora molto da dire. L’impressione generale è comunque che vi sia ormai una sfiducia totale nei confronti degli attuali vertici dell’Ateneo e soprattutto che si attenda l’elezione di un nuovo Rettore. Se questa figura sarà, come i numeri sembrano indicare, espressione della maggioranza critica di questi mesi, ci si potranno attendere modifiche al testo e soprattutto una sua interpretazione più vicina a ciò che questa maggioranza chiede.

Rimane tuttavia, in sottofondo, la sensazione che tutto si riduca ad una dialettica tra ordinari e potere politico, con la maggioranza di tutte le altre componenti dell’Università (studenti, dottorandi, personale tecnico-amministrativo) esclusa dalle fasi decisionali. “Questa è un’interpretazione monca. - sostiene la Franch - Gli studenti avranno un voto fondamentale e in Consiglio d’amministrazione potrebbero essere decisivi.” E Nogler: “È vero che non sono stati coinvolti appieno, ma questo è uno degli elementi della gestione dilettantistica di cui parlavo prima.”