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QT n. 9, settembre 2011 Servizi

Valli dell’Avisio: un turismo fra luci ed ombre

Le contraddizioni di due valli che comunque provano nuove dimensioni

sentiero di Rifugio Principe-Gardeccia. Sport in quota.

Gli operatori turistici e gli amministratori delle valli dell’Avisio ci hanno presentato un’estate ricca di contraddizioni. Vanno colti i segnali positivi e innovativi che sono stati avviati, tanto più che questo avviene dopo anni di inerzia, di timori e conflitti con il mondo ambientalista che li sollecitava.

Già a maggio, in occasione dell’arrivo della tappa del Giro d’Italia a Gardeccia, è stato abbattuto l’orrendo edificio in mattoni che sfregiava la conca, dando avvio al piano di recupero paesaggistico dell’area Ciampediè-Gardeccia come previsto dall’accordo fra Provincia e comuni di Vigo e Pozza di Fassa. Moena, con la scelta di aderire ad Alpine Pearls (associazione il cui marchio garantisce l’offerta di vacanze di alta qualità, ecologicamente sostenibili e culturalmente stimolanti), sta impostando una chiusura dell’abitato al traffico automobilistico sempre più decisa. Il risultato immediato lo si è visto: mentre in Fassa le presenze di luglio e agosto sono aumentate dell’1%, a Moena il balzo è significativo: +6%. Con maggiori titubanze anche Predazzo e Cavalese stanno investendo su queste scelte, mentre Ziano ha modificato radicalmente il suo arredo ed anche in questo centro la penalizzazione del traffico privato e delle velocità di transito è stata decisa. Una maggiore attenzione nella qualità delle offerte turistiche la si è notata anche nelle proposte artistiche, nella scelta dei dibattiti, nell’investimento nella lettura e nelle proposte di libri, nella partecipazione sempre più numerosa di residenti ed ospiti agli spettacoli di “Suoni delle Dolomiti”. Né va dimenticato il percorso artistico allestito da privati lungo il sentiero che da Gardeccia sale al rifugio Principe, inserito nel contesto in modo leggero e profondo al tempo stesso.

Ma forse il passo politico più importante lo stanno facendo le amministrazioni delle Comunità di Valle di Fiemme e del Primiero con il tentativo di aggregare tutti i comuni all’interno della rete dei comuni alpini, Alleanza nelle Alpi, per condividere con i paesi alpini del nord percorsi di innovazione e di sviluppo basato sulla qualità, di conservazione ambientale e risparmio energetico.

Per questo è nato il Parco?

Fuchiade, 26 agosto: concerto di Francesco De Gregori.

Questa positiva cornice, che non va sottovalutata, vive ancora la collisione con scelte che hanno riacceso conflitti che sembravano culturalmente superati. Il fatto poi che l’attore principale delle scelte negative sia stato il Parco Naturale di Paneveggio-Pale di San Martino è mortificante. Anche dal Parco erano giunti segnali innovativi, come la collaborazione stretta nella pianificazione della gestione con l’Adamello-Brenta e la condivisione del progetto della rete delle riserve naturali. Ma la nuova amministrazione e direzione hanno anche dato l’avvio ad un investimento deciso nella costruzione dell’immagine turistica legata ad uno sport invasivo, che rovescia nelle aree più delicate dell’area migliaia di persone e organizzazioni imponenti.

Si è iniziato a luglio con l’attraversamento, da parte di 1300 bikers dei sentieri della riserva integrale di Bocche Juribrutto (Transalp). Poi, nelle giornate di ferragosto, si è subito colta l’occasione offerta dalla incomprensibile modifica legislativa sulla regolamentazione del volo in montagna (con un emendamento del Consiglio Provinciale all’interno della legge sulla Protezione civile si è portato il limite dell’atterraggio e del decollo delle aeromobili dai 1000 metri ai 1600, un regalo ai vip russi che vogliono raggiungere Campiglio o Canazei in elicottero) per permettere ad una società privata di portare a S. Martino di Castrozza gli elicotteri e offrire voli panoramici sulle vette e nelle vallate più fragili delle Pale di San Martino, grazie alla autorizzazione del Parco. L’iniziativa si è ripetuta poco dopo a Baselga di Pinè e la troveremo replicata ogni fine settimana durante il prossimo inverno.

Contemporaneamente, proprio all’ultimo istante, grazie all’intervento della LIPU, lo stesso parco è stato costretto a cancellare la prevista manifestazione di volo dei rapaci (falconieri) in quanto si andavano a ledere le direttive in materia di fauna selvatica dell’Unione Europea e le leggi nazionali sul maltrattamento di animali. Ed in questi giorni lungo il confine della riserva speciale del gallo cedrone, area nella quale nessun cittadino può nemmeno uscire dal sentiero, oltre 900 atleti dell’orienteering si cimenteranno nelle gare del campionato nazionale di specialità. Anche in questo caso l’autorizzazione è stata data dal Parco senza nemmeno consultare né i proprietari dei terreni interessati né l’amministrazione comunale di Moena. L’11 settembre, sulla montagna di Lusia Bocche, si incroceranno così due eventi sportivi di massa: la Fassabike (1700 atleti) e la gara di orienteering. Una giornata da dimenticare per la fauna selvatica, per l’ambiente, per la credibilità del parco naturale. Non si poteva trovare modalità più diretta per portare discredito ad una disciplina sportiva che, ospitata in altri ambienti, risulta formativa e generalmente rispettosa della natura.

Non va poi dimenticato il susseguirsi di raduni di marche di moto che usano le Dolomiti come proposte di lancio pubblicitario internazionale (Harley Davidson, Honda, vecchie Vespe, Yamaha, ecc), e questo mentre si discute di chiudere i passi al traffico privato. Ma le responsabilità non vanno addossate alle Aziende di promozione turistica, quanto invece al mondo politico, in special modo trentino e bellunese, che non ha il coraggio di attuare scelte coraggiose e di offrire agli ospiti una mobilità in quota alternativa.

Tanto per cambiare: ancora strade e funivie

Alba sulle Dolomiti da Col Margherita.

Sono anche altri i segnali di contraddizione che vanno maturando, ben più pericolosi ed incisivi negli equilibri ambientali della montagna delle valli di Fiemme e Fassa. Verso la Marmolada si riaffacciano le ipotesi di attacco al ghiacciaio che il nuovo Piano Urbanistico Provinciale sembrava avere scongiurato. Un semplice piano stralcio del Comun Generale di Fascia infatti si appresta ad organizzare nel tempo un nuovo assalto alla “montagna perfetta”. E Moena, in piena contraddizione con la sua adesione ad Alpine Pearls, si sta avventurando in un nuovo caso Val Jumela. Gli albergatori locali, sostenuti dalla amministrazione comunale (che in pratica li rappresenta), vogliono il collegamento funiviario Moena-Passo di Carezza, andando ad incidere su una zona libera, la fustaia di abete maturo più affascinante presente in valle, le ultime aree libere dove vive sereno il gallo cedrone. Il motivo adottato per sostenere un progetto tanto invasivo ripete lo stanco ritornello di evitare spostamenti dei turisti con l’auto privata, mobilità alternativa. La realtà è ben altra: si vuole dare sfogo all’avidità degli operatori turistici, in Trentino ancora privi di ogni sensibilità e capacità di lettura profonda dell’insieme dell’ambiente naturale.

Con la scusa dell’appuntamento dei mondiali di sci nordico in valle di Fiemme, mentre si sono gettati a mare tutti i propositi di investire nel Distretto culturale, gli uffici della Provincia hanno proposto una incredibile serie di tunnel. In un decennio Dellai trasformerà il Trentino in un gruviera. Come anticipavano i documenti degli ambientalisti della fine degli anni ‘80, dalla fondovalle dovrebbe partire un tunnel che da Lago porta verso Stava (a chi serve se verrà finalmente realizzata la grande circonvallazione di Cavalese, come sempre chiedevano da decenni gli ambientalisti locali?).

Sarà anche costruito un tunnel-circonvallazione a passo Lavazè, oltre 10 milioni di euro il costo preventivato, l’opera più ridicola che si potesse proporre, fatta passare dal sindaco di Varena (UPT) e dall’assessore provinciale Mauro Gilmozzi come un’opera di ripristino ambientale e paesaggistico. In prossimità dei mondiali non una parola viene invece spesa sui reali bisogni della gente della valle: prima casa, assistenza sociale, riqualificazione dell’Ospedale di Fiemme. Opere queste, da Fassa fino in Fiemme, tutte in contrasto con quanto auspicato nei protocolli della Convenzione delle Alpi.

L’estate delle valli dell’Avisio ci ha presentato questo fiorire di iniziative. Alcune aprono prospettive stimolanti, creeranno nuovi lavori e specialmente sinergie fra i diversi settori economici, creeranno cultura e sensibilità naturalistica. Altre ripetono logori schemi e proposte, si rifanno alla cultura invasiva verso l’ambiente, alla riproposta della montagna come circo divertimenti. Rimane il dato confortante di una situazione, anche culturale, in movimento. I tempi sono maturi per proporre altro turismo, per investire in qualità, per riportare dignità alle suggestioni che le Dolomiti sanno sempre offrire.