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Tutte le polveri di Trento

Claudio Lubich

Ho letto con interesse l’articolo sull’emergenza ambiente di Ettore Paris e condivido appieno le preoccupazioni circa la salubrità dell’ambiente nella Valle dell’Adige. Mi piacerebbe sapere fino a quanti metri d’altezza arriva l’inquinamento di polveri sottili in valle, durante i periodi d’inversione termica. Alcuni miei amici sono convinti della bontà dell’aria nelle zone dove loro abitano, cioè a Villazzano, Povo, Cognola o Martignano, pure nei giorni di "sforamento" a Trento: io ho qualche dubbio su questo, anche forte del fatto che il medico di mio padre, che soffriva di bronchite cronica, gli aveva sconsigliato vivamente di fare passeggiate a Trento e dintorni "sotto 1900 metri di altezza". Da parte vostra avete conoscenza di rilevazioni di inquinanti in questi sobborghi?

Nell’articolo non sfugge l’appesantimento dell’ambiente trentino che sarà causato dall’apertura della "corsia dinamica" sull’A22, (non permessa dai politici altoatesini nella loro provincia): un minimo di 6% di polveri sottili in più a Trento, se sono vere le previsioni sull’aumento di traffico sull’autostrada, derivanti da questa decisione. Dal 12% attuale al prossimo 18%, o più: quali veicoli dovranno essere fermati in città, e quanto, per annullare quest’ulteriore 6%? Poi l’inceneritore?

A questo proposito, potreste indicare il giorno, e numero della delibera con cui i nostri politici trentini hanno elevato i limiti di tolleranza delle emissioni industriali nocive di acido cloridrico e fluoridrico in modo da rendere compatibile con la normativa la futura attivazione dell’inceneritore?

Poi arriverà la Valdastico? Cosa si dovrà fermare, per azzerare tutto questo?

Un’altra cosa, delle scelte provinciali, mi lascia molto perplesso: l’interporto di Trento: nessuno ha pensato che se questo andasse a regime pieno, migliaia di camion, alla periferia di Trento, farebbero migliaia di manovre per posteggiare e salire sui treni, con emissioni impressionanti di polveri sottili e altri inquinanti; con quale riflessi economici sulle famiglie trentine, poi? Non credo che molti diplomati o laureati della zona troveranno sbocchi in quella struttura, che più che altro abbisogna di lavoratori non specializzati, autisti, facchini, uomini di fatica, oggettivamente più facili da trovare in paesi extra-comunitari, piuttosto che in provincia. Non vi sembra che strutture di questo genere dovrebbero essere evitate nelle valli alpine, specialmente a Trento, dove l’aria sovente ristagna, e a lungo, bloccata dall’inversione termica?

Cordiali saluti e complimenti per la vostra libertà di analisi e di giudizio.

* * *

A quanto ci risulta, il fenomeno dell’inversione termica avviene attorno ai 250 metri s.l.m: quindi le polveri sottili, a Trento, rimangono - in condizioni di inversione termica - ingabbiate nel fondovalle. In altre condizioni l’inquinamento non staziona solo sulla città, e investe anche la collina. Per il resto, rimandiamo ai nostri prossimi articoli.