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Pendici verdi, addio!

L’assalto della speculazione edilizia alla collina del Virgolo.

La primavera ha rinverdito le montagne che circondano Bolzano; le "pendici verdi", come per la prima volta le ha chiamate, e valorizzate, Marcello Vittorini, il grande urbanista che quasi vent’anni fa realizzò il piano urbanistico di Bolzano, risaltano sulla città sempre più fitta di cemento. Sul centro storico si sporge la collina del Virgolo, a lungo obiettivo mancato degli speculatori, tenuti a bada da motivi non solo di carattere estetico, ma anche dalla mancanza d’acqua e dalla difficoltà di infrastrutturazione della zona.

Era un concetto culturale quello della città circondata dal verde. Su di esso si è basato il nuovo sviluppo della città, che ha deciso di estendersi verso sud-ovest, oltre via Resia, erodendo i meleti, e salvaguardando anzi rafforzando la cintura verde di passeggiate e colture. D’altra parte i gravi problemi del quartiere di Aslago, sorto negli anni ‘60, l’unico che si arrampica sulla montagna e i cui abitanti hanno problemi di mobilità e perfino di approvvigionamento, (mancano i negozi e quelli in basso richiedono spostamenti difficili per le persone anziane e per chi deve portare bambini o spesa) hanno dimostrato che costruire sulle pendici non va bene. L’ultima legislatura comunale ha portato anche all’interpretazione perfida di questo concetto, sostenendo e praticando la cosiddetta densificazione, nuovo e più ricercato nome della più nota cementificazione, della cui necessità l’assessore all’urbanistica ha cercato di convincere la popolazione attraverso dotti convegni, facendola passare come l’alternativa alla cementificazione delle pendici verdi.

Pochi giorni fa l’assemblea dell’Heimatschutzverein, l’associazione per la difesa della Heimat, ha approvato un documento con cui si dichiara fermamente contraria alla costruzione delle pendici.

Dunque figuratevi l’amara sorpresa di chi, ritornando da una lunga assenza, alza gli occhi verso il Virgolo e scopre due grandi gru in movimento. Un tuffo al cuore e poi una rapida rimozione: la battaglia di un decennio fa è stata dura e non sarà certo possibile infrangerne i risultati. Sui giornali non è apparsa neppure una riga, in Consiglio comunale non si è sentito nulla e le associazioni ambientaliste dormono il sonno dei giusti: tanto i verdi sono in giunta. E poi la conferma che il peggio è accaduto.

Un pranzo al Kohlerhof per raggiungere il quale si passa davanti al muraglione di cemento, ai terrazzoni, e al cantiere che ferve, anche di sabato pomeriggio.

E le promesse? E il piano urbanistico? E le pendici verdi? Risponde il silenzio, l’indifferenza di una città che, finalmente stanca di litigi etnici, celebra il rappacificamento nel vecchio modo democristiano della spartizione delle spoglie. Non importa che le spoglie rimaste siano ormai poche, che la città si sia rapidamente "densificata", nella strana convinzione che a cercare il verde si debba uscirne, e nella concezione classista e giovanilista che i vecchi e i bambini o i poveri non abbiano diritto al verde raggiungibile a piedi. Ora si dà l’assalto alle pendici. Perché i condomini circondati da alte mura di cemento che stanno sorgendo sulla collina del Virgolo, oltre a contraddire il piano urbanistico nei suoi principi basilari e le dichiarazioni e quindi la trasparenza dell’azione amministrativa (che, si sa, oggi son bazzecole per i nostri politici), costituiscono il principio della fine della collina più bella e misteriosa della città. Su di essa si è fatto, qualche tempo fa, in una sala dell’Accademia Europea, un convegno, organizzato dalle associazioni ambientaliste e sociali, con risultati un po’ confusi, ma con il grande merito di far emergere un interesse vero e non speculativo per una zona così vicina, raggiungibile a piedi.

E a proposito di piedi: da poche settimane si è terminato di costruire due passeggiate che portano lassù e una delle due serve anche da tagliafuoco. Chi le percorre si accorge che sono fatte male, perché la pendenza è troppa per sedie a rotelle e carrozzelle e per gli anziani. Dunque è evidente che lo scopo primo non era quello di creare dei percorsi pedonali. Così non si riesce ad allontanare il sospetto che si penserà anche a rendere più accessibili le costruzioni in arrivo. Già si è ventilata una nuova strada che da Campegno porterebbe al Virgolo, dunque dalla parte opposta alle due passeggiate. Un fazzoletto di terra e tre strade. Niente acqua, come accertò la perizia fatta fare dal precedente assessore, che in seguito al responso dovette rinunciare. Questa volta nessuno sa come si sia potuto permettere questa ennesima cementificazione. Ma nel Sudtirolo normalizzato, chi si oppone, chi dà notizia che qualcosa non va?

L’affermarsi del concetto delle pendici verdi era stata un segnale di cambiamento nel rapporto con il territorio, che aveva segnato una generazione, con i valori del paesaggio, della bellezza, e del metodo della trasparenza dell’azione amministrativa. La sua caduta, nel silenzio e nell’indifferenza generali, segna una nuova fase, quella del trionfo della contraddizione aperta e sprezzante fra ciò che si dice e ciò che si fa, il prevalere di interessi particolari e la rassegnazione della collettività di fronte agli interessi particolari.