Fra provocazione e novità tecniche
"Puttana"
Una persona sola in scena, che si sdoppia e si divide in vari personaggi attraverso microfoni che mettono in diretto contatto con il pubblico attraverso cuffie bluetooth. “Puttana” è lo spettacolo realizzato dalla compagnia TeatroE, scritto da Maura Pettorruso, per la regia di Mirko Corradini. Beatrice Elena Festi è l'interprete del testo che si interroga sui rapporti umani determinati da una condizione di compra-vendita com'è quello di vendere il proprio corpo. I personaggi sono la studentessa, la puttana, il cliente, sua moglie e un giovane, interpretati sempre da Beatrice Elena Festi attraverso microfoni che ne modificano la voce grazie al sapiente lavoro del tecnico del suono Sebastiano Cecchini.
Ma lo sdoppiamento reso con efficacia dall'attrice (dalla voce della ragazza a quella della puttana, dalla confessione della moglie a quella del marito-cliente) avviene anche nella stessa protagonista, in conflitto con se stessa per avere scelto di prostituirsi per poter mantenersi all'università, ma continuamente dibattuta dalla condizione che non accetta, a cui tenta di sottrarsi. Vendere il proprio corpo, considerare la carne come una merce, riprodurre i rapporti di domanda e offerta anche nella dimensione più intima che è quella del sesso è portare all'estremo il sistema dominato dal consumismo.

Laura, la studentessa, ha bisogno di soldi e li guadagna nel modo più immediato, anche se sa che potrebbe andare incontro a situazioni difficili, perché i clienti esigono di avere il potere assoluto sul corpo di cui si sono impossessati. L'equazione, “pago – posso” è infatti ripetuta varie volte nel corso dello spettacolo, così come vengono elencati più volte slogan pubblicitari che riproducono le stesse dinamiche della compra – vendita della merce: “Bevi la birra più bevuta”, “Mangia la pasta più buona che c'è”, acquista petti e cosce di pollo come quelle di cui puoi disporre in una donna quando un rapporto si basa sul denaro.
La mercificazione del corpo passa non soltanto attraverso il rapporto cliente – prostituta, ma nella reiterazione degli slogan pubblicitari che usano per la maggior parte dei messaggi il corpo femminile.
Lo spettatore è messo a diretto contatto con l'interprete grazie all'utilizzo di cuffie che trasmettono le voci differenti dei personaggi, ma anche suoni e musiche ad accompagnare un testo efficace, che riesce a sondare i sentimenti di chi fa la scelta così estrema di prostituirsi e che a breve smetterà, per tornare a condurre una vita “normale”. Dall'altra il cliente si auto assolve perché si ritiene un buon marito e un buon padre, ma non può più soddisfare il bisogno di sesso con una moglie che sta invecchiando.
Si affrontano i temi del potere che condiziona la morale, l'ipocrisia benpensante di fronte ad una scelta che può essere di estrema liberazione sessuale e dell'uso del proprio corpo, ma che ha come contropartita la sottomissione nei confronti di chi paga. Beatrice Elena Festi regge bene la scena anche quando il testo si fa esplicito, affrontando i lati oscuri del rapporto di potere del cliente, che esige prestazioni sadomaso.
Forse il dialogo diretto dell'attrice con il pubblico potrebbe essere risparmiato, visto l'imbarazzo che prova uno spettatore interrogato sulle sue fantasie sessuali (tu hai mai legato una donna? Ti piacerebbe?) e che appare come una provocazione gratuita.
Lo spettacolo, che ha aperto il festival Tabù al teatro di Villazzano tra il 15 e il 17 maggio, è stato riproposto a Trento dopo essere stato invitato a vari festival europei e al Soho Playhouse New York e sarà poi ospite del Fringe Festival di Edimburgo, una delle rassegne di teatro più prestigiose a livello internazionale. In definitiva, un testo coraggioso, anche se ci sembra che la vera innovazione sia più dal punto di vista tecnico, nella soluzione di utilizzare i microfoni per modificare le voci e di esplicitare così il conflitto che vive la protagonista, dibattuta tra una scelta all'apparenza di facile guadagno per essere indipendente, ma che comporta un sottoporsi al desiderio dell'altro: rapporto cliente prostituta che non può avere niente di liberatorio.