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Edifici in aree agricole: dov'è finita la variante?

Manuela Baldracchi Presidente di Italia Nostra Trento

Il 28 ottobre 2024 è stata adottata la “Variante tecnica 2023-2024” al PRG del Comune di Trento, che ha provveduto all’adeguamento della cartografia di PRG alla base catastale ufficiale e alla legenda standard provinciale, al recepimento nel PRG della schedatura degli episodi di architettura moderna, alla redazione della Carta del paesaggio e sua traduzione nel PRG, all’adeguamento del PRG al PUP 2008 con particolare riguardo alle aree sciabili, alle aree di protezione fluviale e alle aree agricole.

Dal sito internet del Comune di Trento si apprende che nel cosiddetto “periodo di deposito”, dall’11 novembre 2024 al 10 gennaio 2025, sono state presentate 128 osservazioni che, come previsto dalla legge, sono state messe a disposizione del pubblico per la durata di venti giorni dal 29 gennaio al 18 febbraio 2025. Sempre nel sito internet è reperibile l’elenco degli articoli delle norme tecniche interessati dalle osservazioni inviate dai cittadini, nonché delle planimetrie. Da allora però è calato il silenzio su questa variante. Più volte sulla stampa gli amministratori del Comune di Trento sono intervenuti su tematiche che riguardano la pianificazione del territorio, ma non è mai stato fatto alcun accenno alla sorte di questa variante.

Eppure lo scorso 28 aprile è successo qualcosa di importante: sono trascorsi i 18 mesi di validità del “regime di salvaguardia” previsto dalla legge urbanistica. Vuol dire che le nuove norme introdotte quel 28 ottobre di 18 mesi fa sono ora carta straccia, non hanno più valore e le norme del PRG vigente riacquistano piena efficacia. Un bel passo indietro!

Pensiamo in particolare all’aggiornamento della norma relativa al patrimonio edilizio in area agricola, che pur timidamente aveva introdotto alcuni elementi tendenti a un maggior controllo sia dell’aumento del carico antropico che della possibilità di demolizione e ricostruzione dei volumi.

Italia Nostra nella sua osservazione si era soffermata su questa innovazione, ritenendola ancora troppo timida, evidenziando l’urgenza di una disciplina capace di regolamentare il fenomeno di trasformazione residenziale di edifici esistenti in area agricola.

Con la fine del “periodo di salvaguardia”, potrà quindi riprendere l’attività di stravolgimento del paesaggio agricolo, che troppe volte negli ultimi anni ha visto soccombere edifici storici per lasciar posto a complessi edilizi che nulla hanno a che fare col contesto paesaggistico. Rischiano interventi di forte manomissione, compresa la demolizione e ricostruzione e lo stravolgimento del loro contorno paesaggistico.

Troppe volte abbiamo visto realizzazioni invasive, sostituzioni delle tipologie agricole – che con buone progettazioni potrebbero rispondere in modo soddisfacente alle esigenza del moderno abitare – con dozzinali volumetrie, spesso caratterizzate da fasciature terrazzate e da muraglioni in cemento armato. Purtroppo non si tratta di casi sporadici, ma di interventi disseminati su tutto il territorio agricolo comunale..

Il grido d’allarme richiede interventi immediati per l'assunzione di normative di tutela ma anche una operazione di recupero di quella cultura del territorio che è stata per secoli alla base di un atteggiamento di rispetto, ma che negli ultimi anni abbiamo visto crollare di fronte anche alle più inaccettabili richieste del mercato edilizio.

Dov’è finita l’attenzione e la cura del territorio? Dov’è sparita la competenza dei commissari incaricati di garantire la salvaguardia del patrimonio storico-architettonico e la tutela del paesaggio?

Un tempo la valutazione dei progetti veniva attuata da commissioni che sapevano analizzare gli aspetti specifici di ogni contesto e richiederne il mantenimentoi. Un tempo, anche non troppo lontano, vigeva un criterio di competenza nella composizione delle commissioni, dove le valutazioni si basavano su criteri culturali e sulla capacità di lettura del sistema-paesaggio.

Ma che tipo di valutazioni stanno ora dietro ad autorizzazioni che ammettono sostituzioni radicali di tipi edilizi, aggiunte progettate solo con l’attenzione al massimo sfruttamento dei bonus edilizi e che comportano lo stravolgimento dei caratteri di un luogo? Che non pongono attenzione agli elementi di lettura di qualità e criticità paesaggistiche, che non sanno rilevare la gravità e invasività di alcuni progetti, che si limitano a prescrizioni semplicistiche, palliativi minimi per opere che portano squilibrio in contesti che fino ad oggi hanno saputo mantenere un’altissima qualità paesaggistica?

Cambiare la normativa è urgente, ma ancora più necessaria è una revisione delle commissioni e una loro responsabilizzazione. Finché mancheranno un'adeguata competenza culturale, un'adeguata selezione dei commissari e una pubblica riflessione sul paesaggio trentino, rischieremo ogni giorno la perdita di un brano della nostra storia e la cancellazione del carattere identitario del nostro territorio.

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