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Acciaiera di Borgo: lettera aperta all’assessore Olivi e ai consiglieri provinciali

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Siamo un gruppo di cittadini della Bassa Valsugana, riuniti in associazione, e vogliamo esprimerLe sentimenti e considerazioni per come questa Giunta provinciale ha affrontato la vicenda della più contestata fabbrica del Trentino: l’acciaieria di Borgo Valsugana.

L’impresa della famiglia Leali è incorsa in procedura fallimentare e a fine 2016 ha interrotto la produzione, dopo anni di gestione contraddistinta da ripetuti comportamenti riprovevoli sul fronte dell’inquinamento ambientale, come dimostrato dai numerosi procedimenti giudiziari che hanno coinvolto i vertici aziendali.

Il territorio conserva ancora vive e profonde le ferite di tale presenza industriale. Pericolosi rifiuti come le polveri di abbattimento fumi giacciono tuttora nell’ex discarica di monte Zaccon nel comune di Roncegno, nella discarica di San Lorenzo all’inizio della val di Sella, nel parcheggio di via Sacco nei pressi del centro sportivo di Borgo. Sospettiamo non siano le uniche. La bonifica di queste zone richiede ingentissime somme di denaro. Particelle metalliche scientificamente riconducibili all’acciaieria sono presenti in abbondanza sulle superfici dei suoli, come dimostrato nel 2015 dalla ricerca sui muschi del prof. Iobstraibizer e altri ricercatori presso CNR-Università di Padova, successivamente pubblicata su una rivista scientifica internazionale.

Nella primavera 2017 ben 600 cittadini della zona hanno firmato una richiesta di incontro col presidente della Provincia Ugo Rossi per un confronto sull’ipotesi di riapertura dello stabilimento ad opera di altre imprese interessate all’affitto. Il presidente si è dichiarato disponibile a tale incontro con i rappresentanti della nostra associazione ma la promessa non è mai stata mantenuta.

L’azienda è stata presa in affitto da BVS s.r.l. e nel settembre 2017 ha ripreso la produzione.

Recentemente la politica provinciale si è fatta viva in valle, con la Sua visita allo stabilimento, vicepresidente Olivi; Lei ha espresso soddisfazione per la riapertura di questo sito produttivo tanto temuto e quindi contestato da molti abitanti della valle. Queste le Sue parole di riferimento alla gestione passata: “... diversi anni di oblio, speculazioni finanziarie comprese...”. (L’Adige 18 gennaio 2018). Forse qualche spiegazione alla cittadinanza sarebbe stata doverosa su questo fronte.

Lei ha espresso fiducia per la nuova gestione definendola “capace di recuperare nuova credibilità sociale”. La contestiamo con decisione! Un’attività industriale di questo tipo, in uno stabilimento costruito quarant’anni fa, non può non avere pesanti ripercussioni sull’ambiente e sulla salute pubblica.

Le ricordiamo che la Provincia di Trento qualche anno fa ha rinunciato alla costruzione dell’inceneritore per motivazioni legate all’impatto ambientale. Ebbene, uno stabilimento come l’acciaieria di Borgo ha un impatto ambientale pari a svariati inceneritori, come indicato anche nelle carte giudiziarie. Com’è possibile che si possa arrivare “da parte del territorio ad una definitiva accettazione sociale di questo sito produttivo”? Il territorio a cui Lei si riferisce è già penalizzato per conformazione morfologica e gravato da un’arteria stradale come la SS47 molto trafficata anche da mezzi pesanti. Le pare possibile che gli abitanti della zona possano accettare di buon grado fumi insalubri pari a diversi inceneritori?

Uno stabilimento pesante come l’acciaieria, che l’economista prof. Silvio Goglio ha definito “tipica scelta da area depressa”, non può che contrastare il processo di valorizzazione del territorio. La politica provinciale, con riferimento a questa vicenda, si è dimostrata miope e incoerente.

Abbiamo tutti ben presenti le campagne di marketing che fanno leva sulle bellezze naturali del Trentino per promuoverlo dal punto di vista turistico. Come si conciliano con l’attività di uno stabilimento che fonde rottami ferrosi? Forse la Bassa Valsugana, terra di confine, non è ritenuta Trentino a tutti gli effetti?

I nostri naturali timori per questo stabilimento sono ulteriormente acuiti dalla persistenza di emissioni inquinanti inaccettabili, nonostante le parole rassicuranti dell’amministratore delegato Francesco Maria Semino: “C’è tanto sospetto a cui noi, ora, intendiamo rispondere con i fatti, il nostro lavoro quotidiano con dati certi e scientifici alla mano. Tutto il resto sono solo chiacchiere, polveroni o proclami sollevati senza avere la controprova dei fatti” (L’Adige, 18 gennaio 2018).

Ipotizzando che Lei non sia ben informato sui fatti, Le comunichiamo che anche con la nuova gestione hanno continuato a sprigionarsi dallo stabilimento “evidenti emissioni diffuse”, dunque non filtrate, come ammesso dalla stessa impresa BVS in diverse circostanze. A questi episodi si aggiungono altri fenomeni documentati dalla nostra associazione grazie ad un sistema di videosorveglianza diurna.

Crediamo che l’obiettivo di garantire posti di lavoro non possa essere perseguito a prescindere dal livello di rischio e di insalubrità di quei posti di lavoro. Un’industria pesante di questo tipo non può trovare attenzione e interesse da parte di una politica lungimirante, poiché la politica si rivela tale solo se orientata alla valorizzazione del territorio. Lo sviluppo sostenibile non può essere soltanto uno slogan elettorale.

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