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QT n. 11, novembre 2016 Servizi

Inquinamento, la popolazione non si distrae

Un dibattito a Borgo Valsugana sulle ultime vicende ambientali. Ancora un grosso divario tra le preoccupazioni della gente e le vaghezze di amministrazioni reticenti.

Era piena la sala del municipio di Borgo, per il dibattito intitolato “Trentino, libertà di inquinare?”. Riprendeva l’analogo titolo della coverstory di QT di ottobre, e toccava a chi scrive illustrare il tema.

Non era una sala piena di ambientalisti, intesi come gente che ha tante ragioni ma poco seguito, troppo avanti, o troppo di lato, rispetto al sentire comune. Erano cittadini: preoccupati per la propria salute, e anche un po’ per le proprie istituzioni, che inaspettatamente trovano sorde e cieche rispetto a esigenze basilari, come l’aria e l’acqua pulita. A organizzare l’incontro era Valsuganattiva, associazione che, con i Medici per l’Ambiente, su tali temi si è impegnata, con costanza, precisione, dura determinazione: mettendo in un angolo istituzioni esitanti quando non colluse, e portando alla sbarra – e a condanne definitive – un variopinto manipolo di inquinatori.

Presentato da Renzo Grosselli de L’Adige, ripercorrevo gli ultimi avvenimenti in campo ambientale, inquadrandoli all’interno di quella che oggi appare la politica ambientale provinciale. Da una parte la condanna definitiva dell’impresa Boccher, che era risultata colpevole di aver effettuato un ripristino ambientale con materiale inquinato, aggirando i controlli ed addomesticando le analisi. Dall’altra la Giunta Rossi, che con un’incredibile delibera proposta dall’assessore Alessandro Olivi concedeva alla stessa ditta Boccher, consorziata con una ditta di calcestruzzi ed una di asfalti, una contributo di 1,45 milioni per un progetto di ricerca sul “Recupero ed inertizzazione di rifiuti industriali con studio e messa a punto di nuovi prodotti ecocompatibili”. Tutto questo all’interno di una situazione in cui l’Appa, Agenzia Provinciale Protezione Ambiente esercita scarsi controlli, spesso telecomandati (attraverso telefonata preventiva: “Guardate che domani arriviamo!” come ha appurato la magistratura) e dà scarso o nullo peso alle segnalazioni dei cittadini. Al punto che sia le organizzazioni ambientali, sia la magistratura, per analisi, raccolta reperti e controlli ormai si affidano ad enti esterni al Trentino: il che è la tomba dell’Autonomia. Cosa che dovrebbe preoccupare una Giunta guidata dal cosiddetto Partito Autonomista. E invece no, la Giunta Rossi usa l’Autonomia non come strumento d’avanguardia, ma come paravento – a dire il vero consunto e un po’ ridicolo – dietro cui riparare le scelleratezze ambientali. Infatti quando a Roma si vara una norma per assicurare autonomia alle Agenzie regionali e provinciali di controllo ambientale (perché siano meno soggette alle pressioni del politico di turno), provvedimento che anche QT, sulla scorta di pareri di docenti di diritto ambientale e amministrativo, aveva invocato (vedi “Controlli ambientali: la riforma che non può più aspettare” del settembre 2014) la Giunta provinciale e l’assessore competente Mauro Gilmozzi si ribellano, e gridano all’attentato all’Autonomia. In particolare perché la norma nazionale osa richiedere, per il direttore dell’Appa, “un’elevata professionalità e la qualificata esperienza nel settore ambientale.”

Inquadravo infine gli avvenimenti all’interno di quella che, negli ultimi anni, in particolare da Dellai in poi, si è venuta configurando come una politica ambientale via via sempre più regressiva rispetto a quella – a suo tempo all’avanguardia in Italia – varata dal compianto Walter Micheli alla fine degli anni ‘80.

Seguiva il dibattito, talora anche decisamente acceso, sempre interessante. Che seguiva due filoni. Da una parte interventi per capire meglio ed inquadrare in un contesto, la serie di avvenimenti. Dall’altra denunce varie di altri episodi di malcostume ambientale e corrività istituzionale.

Una signora, appassionata e affranta: “Vivo a un chilometro dall’acciaieria, ho notato polveri sospette sul mio terrazzo, le ho fatte raccogliere e analizzare dal prof. Jobstraibitzer (che era presente in sala ndr): vi ha trovato delle sferule potenzialmente pericolose. Mi sono rivolta allora al Comune, che non ha fatto assolutamente niente, dobbiamo forse aspettare tranquilli di morire?”

Un esponente di Valsuganattiva: “In località Visle, nella bonifica per cui poi Boccher è stato condannato, l’Appa era intervenuta effettuando misurazioni, ha anche rilevato l’inquinamento. Poi ha archiviato tutto.”

Un altro intervento sulla relazione politica industriale\ambiente: “A Rovereto in zona industriale l’Appa effettua 4 controlli in un anno: perché così pochi? Anche perché su quattro, tre poi risultano positivi. E come mai non si effettua alcun controllo sull’inceneritore di Marangoni?”

Ma, oltre l’eterea situazione dell’Appa, e quella lontana di Rovereto, era la Valsugana a premere ai presenti. In particolare faceva specie che il Comune di Borgo, nella causa contro Boccher, si fosse defilato, rinunciando alla costituzione come parte civile.

Allora entrava in campo il sindaco, Fabio Dalledonne. Esordiva minaccioso: “Ho sentito varie affermazioni al limite della diffamazione. Domani valuterò il da farsi”. Poi sul caso Boccher spiegava la sua posizione: “Ci siamo tirati indietro perché facendo un’analisi costi benefici, abbiamo visto che era una questione inutile e costosa”.

La platea gli faceva presente che la comunità deve difendere i propri diritti, tra cui la salute, anche al di là dei costi.

Io facevo la parte del giornalista, e gli chiedevo dove stavano tutti questi costi.

“I costi legali, 30-40.000 euro”

Dalla platea gli facevano presente che sarebbe intervenuta l’Avvocatura dello Stato. “Beh, sì…”

“E allora i costi a quanto ammontano?”

“A circa 10.000 euro”

E quanto invece si sarebbero potuto ottenere?

“Potevamo chiedere anche 11 milioni. Il che è troppo”

Cosa vuol dire troppo? Avete rinunciato per paura di avere troppi soldi?

“Beh, abbiamo visto come vanno queste cose. Nel processo contro l’Acciaieria abbiamo visto cosa si ricava”

E quanto avete ricavato?

“40.000 euro”.

Insomma, dice che il costo non vale i benefici, e poi salta fuori che si spendono 10.000 euro per ricavarne minimo 40.000 e massimo 11 milioni? Che ragionamento è?

Il poveraccio si arrampicava sugli specchi, farfugliava. Era evidente che ci stava mettendo la faccia per decisioni che aveva avvallato, ma non aveva preso. Male. E, ancora peggio, conosceva poco di tutta la materia, che pur angustia i suoi concittadini. (Nell’immagine vedi lo stato delle discariche che circondano Borgo).

Lo stato delle discariche che circondano Borgo

I medici continuavano a incalzarlo: “Nella sentenza si parla di 36.000 tonnellate di scorie non trattate vicino alla falda acquifera. È una situazione molto pericolosa. Sono stati messi piezometri, mezzi di controllo? Che dicono i tecnici comunali?”

Il sindaco arranca, poi diventa categorico: “Certo, sono stati messi i piezometri dal Comune!”

Sarà. Forse bisognerà chiedere quali sono i dati.

C’è chi dice che alla serata fossero presenti anche agenti della Forestale del Veneto. Di sicuro il giorno dopo i forestali (veneti naturalmente, i trentini sono tenuti a cuccia da mamma Provincia) effettuavano per conto della magistratura un blitz in Comune, setacciando gli archivi comunali e sequestrando diverso materiale relativo alle attività dell’Acciaieria, e ai conseguenti sversamenti di scorie e materiali inquinanti in varie località del comune di Borgo (La più inquietante la ex discarica in località San Lorenzo, dove – a insaputa del Comune? - sono state trasportati i residui dei fumi depositatisi sul fondo dei camini, in pratica i residui più inquinanti dell’intero processo).

L’Università risponde

È stato il dott. Marco Rigo dei Medici per l’Ambiente a sollevare la questione. L’incredibile contributo dato dalla Giunta provinciale all’azienda Boccher, pluricondannata per inquinamento ambientale, per una ricerca – recita il testo della delibera – “da realizzare in collaborazione con l’Università degli studi di Trento – Dipartimento di Ingegneria Ambientale”.

“Il nome dell’Università compare una sola volta e poi scompare nel testo della delibera. Però – si chiede il dott. Rigo – come mai l’Università accetta come partner ditte condannate per reati ambientali?”

Questo quesito Rigo e i Medici per l’Ambiente lo hanno rivolto direttamente al rettore prof. Collini.

E al rettore anche noi abbiamo chiesto lumi.

“Confermo, il dipartimento di Ingegneria Ambientale ha ricevuto una commessa dall’impresa Boccher sui 70.000 euro, se non sbaglio per effettuare prove di laboratorio. C’è stata una disponibilità da noi data, e avuto il finanziamento c’è stato il contratto. Il progetto sarebbe di per sé positivo, il problema è il soggetto, non l’oggetto.

Noi non eravamo a conoscenza dei trascorsi penali della ditta. A questo punto in effetti siamo in imbarazzo, e preferiremmo recedere da questo impegno. Abbiamo cercato il parere dei legali, che ci hanno detto che il contratto ci vincola.”

Nei vostri rapporti con le imprese dovreste vedere chi sono in realtà?

“Certo, dovremo avere più attenzione, ci servirà questo caso come esperienza. Stiamo appunto ragionando per chiedere alle imprese partner di non essere state coinvolte in certi percorsi giudiziari; e mettere opportune clausole etiche nei contratti, per poter poi eventualmente recedere.

Noi svolgiamo attività di ricerca per conto terzi, soprattutto soggetti economici locali, per 4-5 milioni all’anno; e ci teniamo a queste partnership. Proprio per questo dobbiamo saperci orientare meglio.”

Bene.

A questo punto rimane aperto l’altro quesito: come mai la Provincia ha concesso il contributo? In tempi di vacche magre, così sostanzioso, a un pregiudicato?