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QT n. 17, 11 ottobre 2003 Classica

Mozart, Mozart e ancora Mozart

Una trentina di appuntamenti su Mozart in venti giorni: concerti, spettacoli teatrali, conferenze. Su tutti, il pianista Aleksej Ljubimov, le conferenze cinematografiche e il pastiche teatrale sul Don Giovanni.

Lo avreste mai creduto possibile? Negli ultimi venti giorni nella nostra regione, ma che dico, nei pochi chilometri che dividono Trento da Rovereto, ci sono stati più di una trentina di appuntamenti tra concerti, spettacoli e convegni gravitanti attorno alla figura di Wolfgang Amadeus Mozart.

Accanto al consueto appuntamento autunnale con il Festival Internazionale Mozart di Rovereto, si sono svolti la Settimana mozartiana organizzata sempre nella città della quercia dall’Associazione Mozart Italia, la rappresentazione al Teatro Sociale di Trento del "Don Giovanni", una serie di concerti con arie tratte dalla stessa opera portate in trasferta dall’orchestra Haydn, ed una rassegna jazzistica ad Ala (quest’ultima in verità si richiamava a Mozart soltanto in quanto il luogo dei concerti era il palazzo che lo ospitò nel suo viaggio in Italia).

Nelle ultime due settimane ci siamo dimenticati di vivere in una provincia e, come capita a Milano, Roma o Napoli, abbiamo potuto scegliere ogni giorno, sfogliando il quotidiano, tra proposte interessanti ed importanti eventi.

Entusiasmo a parte, qualcosa di stimolante c’è veramente stato e lo dobbiamo al Festival Internazionale Mozart. La sinergia tra Cesare Mazzonis, storico direttore artistico, ed il nuovo comitato scientifico (Filippo Bulfamante, Giuseppe Calliari e Vittorio Curzel) si è rivelata vincente: per quello che abbiamo potuto ascoltare di persona e per quello che ci è giunto dall’entusiasmo dei musicisti e del pubblico presenti al festival, le proposte concertistiche erano di alto livello, le conferenze cinematografiche avvincenti e lo spettacolo teatrale stuzzicante.

Vera rivelazione è stato per noi il pianista Aleksej Ljubimov. Russo, allievo di Neuhaus, ci ha affascinato in un recital solistico con musiche di Mozart (Fantasia KV475 e Sonata KV457, entrambe in do minore) e di Schubert (i quattro Improvvisi dell’op. 90). L’interpretazione di Ljubimov ha sempre ricercato il sublime nella musica. La chiarezza e la serietà delle sue idee musicali, la precisione esecutiva, la delicatezza mai evanescente o languida, soprattutto nelle pagine schubertiane, hanno disegnato un’immagine apollinea di quest’arte. Per capirci, un ascolto musicale agli antipodi delle passioni viscerali alla Liszt o alla Rachmaninov, eppure carico di piacere. La limpidezza ed il garbo del suo tocco mozartiano ci hanno fatto ricordare un’altra memorabile esibizione, quella del pianista veronese Filippo Gamba, ospite la scorsa primavera della Filarmonica roveretana.

Scena dal "Don Giovanni" di Joseph Losey.

Un altro appuntamento che ci ha entusiasmato è stata la conferenza cinematografica tenuta da Emanuele Ferrari e Vittorio Curzelsul film "Don Giovanni" di Joseph Losey. Ferrari, musicista e musicologo di grande sapere e dalla parola accattivante, ci ha raccontato per immagini le avventure donnesche del personaggio dapontiano per poi spiegare parallelamente l’interpretazione illuminata ed illuminante di Losey, accompagnata dalla proiezione di parti della pellicola del 1979. Film dallo stile composito (troviamo il filone storico come quello onirico, passando per quello naturalistico, pittorico e ad effetto), a ben vedere esso tradisce il libretto originale di Lorenzo Da Ponte, aggiungendo qua e là cose nuove, ma in effetti ne centra il senso. Chi lo vede pensa realmente a Don Giovanni come ad una leggenda indimenticabile.

Letture, musiche, scenografie, coreografie ed arie dal Don "Giovanni" hanno sviluppato il tema della seduzione nel pastiche teatrale in musica di Giuseppe Calliari. L’ultimo giorno del festival è andato in scena all’Auditorium del Mart uno spettacolo sulla figura, sull’anima di Mozart, appunto sulla seduzione, filo rosso della vita e dell’arte del salisburghese. Cinque testi letterari, letti ed interpretati da Andrea Castelli, hanno scandito l’evoluzione di questo sentimento, sottolineati da una reale trasformazione della scena ad opera del corpo di ballo: un sottile gioco d’interazione tra le coreografie dei ballerini e la scenografia, accompagnato dalle improvvisazioni creative ad opera di Roberto Di Marino sui temi mozartiani (primo fra tutti il "Là ci darem la mano.." del seduttore per antonomasia).

La novità di questa edizione del Festival Mozart è stato dunque l’indirizzo formativo. Non più una rassegna che si limita ad un calendario di concerti per gli appassionati di Mozart, ma un punto d’incontro per ascoltare, curiosare, imparare, reinventare, apprezzare e capire un pò di più la musica di questo genio.

In contemporanea alla prima settimana del Festival si è svolta, sempre nel roveretano, la Settimana mozartiana organizzata dall’A.M.I. Forse per una mancanza di comunicativa tra le organizzazioni, gli appuntamenti delle due manifestazioni hanno addirittura coinciso, per orari ed anche per luoghi (la sera di sabato 27 settembre la proiezione del film di Pupi Avati per il Festival si è svolta a meno di 50 metri dalla Tafelmusik organizzata da Arnaldo Volani). La natura della due rassegne ci è comunque sembrata diversa, risultando la Settimana mozartiana per lo più un’occasione d’incontro per le sedi nazionali ed internazionali delle Associazioni Mozart, un appuntamento annuale tra amici con annessi e connessi (riconoscimenti, scambio di inviti e cena sociale).

Tra i musicisti che si sono esibiti per questa rassegna e che abbiamo potuto ascoltare in due occasioni ci sono i componenti dell’Accademia Vivaldiana di Venezia, ensemble orchestrale costituito da artisti formatisi al Conservatorio di Venezia e perfezionatisi presso le scuole di Fiesole, Cremona e Siena. L’ascolto di questi due concerti, che hanno visto l’esibizione di tredici musicisti in diverse formazioni, ci ha suscitato sentimenti contrastanti. Il primo appuntamento si è tenuto a Villa Lagarina, in una sala di palazzo Marzani. Un trio d’archi con un flautista ed un pianista hanno affrontato pagine di Mozart, Mercadante ed una composizione manoscritta di Luigi Ferdinando di Prussia.

L’esibizione non ci è risultata particolarmente avvincente, almeno non quanto la bella performance dell’ottetto di fiati che la sera stessa ha allietato gli invitati alla Tafelmusik con trascrizioni dal "Don Giovanni". I musicisti erano in verità diversi e pure il contesto, non ci resta quindi che rimandare ad un futuro ascolto un giudizio definitivo sull’Accademia Vivaldiana.