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QT n. 6, 18 marzo 2000 Servizi

Il declino dello sci: è ore di accorgersene

Le presenze calano in tutto il mondo, ma in Trentino si va avanti con la politica di sempre. Danneggiando tutti, tranne gli impiantisti.

La cultura seminata dalla precedente giunta provinciale con gli assessori Moser, Giovanazzi e Zanoni, porta frutti. Ogni società impiantistica ritiene che per il solo motivo di chiedere si debba ottenere, ogni vallata ritiene che sviluppo turistico sia sinonimo di attività sciistica, ogni altra opportunità o idea viene cassata e nemmeno discussa.

Unione Commercio e Turismo, Confindustria, albergatori, Margherite e Genziane, il centro-destra, sono tutti convinti che per superare le attuali difficoltà del turismo invernale si debbano fare i caroselli sciistici. Sono previsti i caroselli di Pinzolo-Campiglio, quello di Val Jumela, quello di San Martino-Passo Rolle e poi il potenziamento di aree sciistiche impossibili come quelle del Roen o del Tesino; ci vengono proposte le speculazioni di Daolasa e quelle di Val della Mite, in pieno parco naturale dello Stelvio, o emerite stupidaggini come quelle sentite a Tesero al convegno della Lega Nord, Lavazè-Pampeago.

Le società degli impianti a fune si sono impadronite ovunque nella nostra provincia del territorio pubblico; questo è avvenuto con la compiacenza delle amministrazioni comunali e provinciali, con il soffocamento dei diritti di uso civico e della cultura di vita espressa dalla montagna. Ma quelli proposti non sono caroselli: l’unico vero carosello presente nelle Alpi è quello del Sella, gli altri sono semplici collegamenti fra aree sciabili, o - nei casi sopra citati - lunghi trasferimenti in quota di sciatori, vedi Jumela e Campiglio.

Nella nostra provincia risulta strana l’impossibilità di avviare un discorso complessivo sul turismo. Sia l’assessorato sia i vari operatori rifiutano di prendere in seria considerazione i dati sullo sci che provengono dall’intero continente. Superski Dolomiti ci dice che il Giappone è passato in soli dieci anni da un capitale di 20 milioni di sciatori agli 11 attuali. L’Europa, che vantava altri 24-25 milioni di sciatori, nonostante gli ingenti arrivi dall’Est, riesce a difendere con fatica 20-22 milioni; fra due-tre anni, poi, anche le montagne dei paesi orientali ospiteranno stazioni sciistiche appetibili e nelle Alpi subiranno un probabile crollo.

Un altro dato dovrebbe far riflettere la Provincia: il turista del futuro sarà sempre più anziano, e l’anziano non scia, oppure, scia molto meno, certamente rifiuta il caos. Le vallate alpine dovranno offrire risposte a questo settore se non vogliono diventare marginali nell’insieme dell’offerta turistica. Il turismo dello sci, pur importante anche nel futuro, è ormai un turismo che ha raggiunto piena maturità. Nonostante tutto questo, si va alla conquista di nuove aree sciabili, si spalma l’offerta in modo indiscriminato su tutto il territorio, si consuma il patrimonio ambientale e paesaggistico, si cancellano le identità culturali alpine ormai ridotte, come nel caso dei ladini di Fassa, alla sterile difesa di un vocabolario del folclore ad uso e consumo dei turisti.

Due sono le vittime di questo miope processo avviato da Mario Malossini (nonostante la difesa del personaggio portata avanti dall’illuminato vicepresidente dell’autostrada e pattino Claudio Delvai) e proseguito dalle giunte Andreotti ed ora sostenuto da Dellai-Grisenti-Benedetti e Genziana. La prima vittima è la popolazione residente nelle vallate alpine: questo sviluppo turistico ha portato lievitazione del costo della vita, distruzione del tessuto sociale, caduta qualitativa della formazione scolastica dei giovani, monocultura economica, impossibilità di reperire aree residenziali per famiglie a prezzi accessibili.

La seconda è l’albergatore. Solo oggi questa categoria imprenditoriale si accorge della gravità dell’errore di aver difeso nel passato la speculazione edilizia, ma non si è ancora accorta di essere la vittima principale della politica turistica imposta dagli impiantisti. Questi ultimi hanno preteso ed ottenuto impianti di risalita superveloci per portare in quota gli sciatori e farli scendere su piste lisce e comode come autostrade favorendo un’unica logica, il numero di passaggio giornalieri più alto possibile. Hanno preteso ed ottenuto quasi ovunque collegamenti veloci delle vallate con l’autostrada impedendo alle amministrazioni comunali di liberare i paesi dal traffico con la creazione di oasi pedonali e di parcheggi esterni, occupando con enormi parcheggi spazi importanti degli abitati e dei fondovalle. Hanno investito in un solo criterio, la velocità, quindi la quantità. Oggi stanno costruendo

e proponendo la costruzione di pacchetti turistici particolari: ski-pass settimanale, centro commerciale, miniappartamenti, un’offerta tutto-compreso. E l’albergo sparisce da quest’offerta, diventa un optional del turismo invernale, ha perso centralità e quindi potere politico.

La preparazione di queste offerte matura con le proposte sulla quota dell’arroccamento dell’impianto di Daolasa in valle di Sole, sul collegamento di Campiglio, con la proposta di lottizzazione ad Alba sul piazzale verso Porta Vescovo e nel versante bellunese di passo Fedaia.

Un’ultima riflessione: i trasferimenti fra aree sciistiche tolgono specificità alle diverse stazioni, si costruisce omologazione dell’offerta. Al turista navigare su tavole in quota un anno a Pozza, un anno a Folgaria, e l’anno seguente in Francia non farà differenza e non ricorderà nulla del paese, o dell’albergo che lo ha ospitato. Tutto sarà gestito da agenzie che offriranno neve, discoteca, gioco, ma la cultura, la storia dei paesi o della vallata, la montagna che si vede all’orizzonte, la qualità dell’ospitalità, la fatica costruita dagli operatori dentro le mura di un albergo saranno elementi impossibili da leggere.

Il mondo degli albergatori trentini non ha ancora saputo leggere quanto sta avanzando e abbiamo il fondato timore, leggendo gli ultimi interventi dei loro rappresentanti sulla stampa, che non vogliano ancora soffermarsi a riflettere. Fra qualche anno sentiremo il Craffonara di turno (con la dovuta stima che porto verso la persona citata) dire che qualcuno aveva sbagliato. Ma come sulle seconde case anche gli albergatori portano pesanti responsabilità, gli effetti disastrosi dell’attuale politica turistica troveranno colpevoli le stesse vittime che non hanno saputo opporre resistenza all’ingordigia e all’arroganza del settore impiantistico.

Non esiste un progetto turismo in Trentino: si è imposta la risposta alle sole esigenze degli impiantisti, che così hanno richiamato i turisti del mordi e fuggi, del fine settimana.

I dati della stagione in corso confermano questa impostazione: gli impianti hanno generalmente sofferto un leggero calo di passaggi, mentre gli alberghi hanno subito sofferenze molto più gravose. Le associazioni ambientaliste e l’area della sinistra finalmente unita davanti a questa lettura stanno chiedendo alla Provincia di rileggere il territorio, le reali necessità di sviluppo della popolazione, la valutazione delle carenze strutturali del turismo (formazione, cultura, specificità, sinergie fra diverse attività).

Sulla costruzione del disegno turistico del futuro i prossimi mesi saranno decisivi.