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Bitcoin: c’è da fidarsi?

Una novità interessante gravida di sviluppi positivi; ma per ora è meglio non investirci somme che non ci si può permettere di perdere

Nel marasma di novità tecnologiche e conseguenti neologismi che confondono i pensieri quotidiani, impossibile non essersi imbattuti nelle parole bitcoin e blockchain: due termini, se ci avete fatto caso, profondamente connessi.

Iniziamo dal bitcoin: si tratta di una moneta, una criptomoneta per essere più precisi, che può essere utilizzata per effettuare scambi, acquistare merce via web e in quei luoghi (virtuali e non) in cui è riconosciuta e accettata.

Concepita nel 2013 da un visionario che adottò lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, il bitcoin nasce con l’intenzione di liberarsi dal controllo delle banche centrali e di conseguenza del costo elevato delle transazioni.

Per realizzare questa idea, Nakamoto (la cui identità non è ancora chiara) creò la blockchain, un pubblico registro informatico delle transazioni che non viene custodito in un solo luogo, ma che è replicato e mantenuto aggiornato su milioni di server in tutto il mondo, e che non può essere quindi posto sotto il controllo di una singola persona o di un singolo ente.

In buona sostanza, ogni transazione è sottoposta all’approvazione dell’intera comunità che amministra i server (mediante dei programmi) e solo dopo aver verificato l’assenza di anomalie o errori (informatici) viene approvata e inserita nel registro.

Nessuno ha bitcoin in mano: la moneta è virtuale, e può essere gestita da varie piattaforme web che danno il servizio di wallet, ossia di portamonete. I singoli bitcoin, poi, vengono identificati da un codice unico, per evitare una facile duplicazione della moneta. I dati custoditi nella blockchain comprendono anche il codice identificativo della/e moneta/e usata/e per pagare: è come se su ogni banconota trovassimo la lista di tutte le transazioni in cui essa è stata scambiata.

Quanto vale il bitcoin?

Da quando è nata, la criptovaluta ha subito una crescita impressionante fino alla fine del 2017, quando un forte ribasso ha ridimensionato, e forse normalizzato, il mercato di bitcoin, stimolando i possessori di bitcoin a far circolare la moneta e a non tenersela per sé, per paura di perdere valore. Chi ci ha creduto subito ha assistito ad un aumento vertiginoso del valore del proprio investimento, pur subendo un brusco ridimensionamento all’alba del 2018.

L’andamento del valore del bitcoin dal 2013, anno di uscita sul mercato, ad oggi. Si nota come il suo valore ha avuto una crescita costante e vertiginosa fino a fine 2017, per poi ridimensionarsi nel 2018.

Un bitcoin, nel momento in cui scriviamo, vale 6.538,43 euro, ma quando questo articolo sarà disponibile per la lettura il suo valore potrebbe essere molto diverso.

L’andamento del valore del bitcoin dal 2009 al 2018

Il bitcoin in Trentino

Forse non sono ancora molti a saperlo, ma il Trentino è la Bitcoin Valley, ossia una delle poche zone nel mondo in cui l’uso del bitcoin come forma di pagamento è più diffusa. Ci sono bar, tabaccai, ristoranti, benzinai ed altre aziende che accettano regolarmente pagamenti in bitcoin. Qualcuno prende anche lo stipendio, in bitcoin. Basta passare un QR code da una applicazione dello smartphone su un lettore in possesso del sistema di pagamento, ed è fatta.

Per saperne di più abbiamo contattato Nicola Vaccari, co-fondatore di Inbitcoin, azienda che offre servizi di pagamenti in bitcoin a negozi ed aziende in Trentino e anche nel resto d’Italia, per capirne qualcosa di più.

“Le persone ed i giornali – ci dice Vaccari - sono attenti soprattutto al valore della moneta. Ma il bitcoin è molto di più: è un sistema che permette di trasferire valore senza un intermediario. In una economia che va nella direzione di eliminare il contante, il bitcoin si presenta come la soluzione per eliminare gli intermediari - le banche - in assenza di contante”.

Ma vediamo da vicino le caratteristiche di questa tecnologia. Innanzitutto, non esiste una banca centrale che emette il bitcoin. La creazione della moneta avviene attraverso un processo di calcolo che comporta la risoluzione di problemi matematici complicatissimi, necessari allo sviluppo della blockchain, risolvibili solo grazie all’aiuto di milioni di calcolatori connessi in tutto il mondo.

Il “premio” per lo sforzo profuso nella risoluzione di questi problemi matematici costituisce il “valore” della moneta bitcoin. Il ruolo di banca centrale, quindi, è svolto da questi milioni di utenti dislocati in tutto il mondo, e il loro alto numero rende di fatto impossibile che uno solo prenda il controllo della situazione e faccia il bello e il cattivo tempo.

Qualcuno ci ha provato a cambiare le regole del gioco - racconta Vaccari - ma il tentativo è fallito perché mancava il consenso di tutti i membri della comunità”.

Un’altra caratteristica del bitcoin è la sua quantità limitata a 21 milioni, per cui risulta essere una risorsa scarsa.

L’impossibilità di emetterne di più mette al riparo gli investitori dal rischio di inflazione e di svalutazione della moneta. Nel lungo termine, con l’aumento vertiginoso degli utenti, il bitcoin sarà più stabile di tutte le altre monete in circolazione.

Ultima proprietà del bitcoin è la sua globalità: è una moneta accessibile sempre e ovunque. Si potrebbe fare tranquillamente il giro del mondo, ed ogni volta che c’è la necessità di effettuare un pagamento basta recuperare il suo controvalore in moneta locale senza alcun costo di cambio.

Vaccari però mette in guardia dal considerare il bitcoin un mero strumento di scambio di valore: “In realtà, il bitcoin non è una moneta, e forse non lo sarà mai. Si avvicina più al concetto di materia prima, come l’oro. La vera forza innovatrice è la tecnologia blockchain che sta alla base e che può essere sfruttata per sviluppare innovazioni tecnologiche impensabili fino ad oggi”.

L’opinione degli economisti

Per capire come viene visto questo nuovo mondo finanziario aperto dal bitcoin, siamo andati a chiedere l’opinione del dott. Giacomo Bracci, dottorando dell’Università di Trento ed esperto di politica monetaria.

Bracci conferma che le caratteristiche intrinseche del bitcoin sono un po’ difformi da quelle richieste ad una moneta classica: le forti oscillazioni cui è soggetto il bitcoin rendono piuttosto ardua la sua adozione come unità di misura del valore.

Questa è una delle grandi differenze rispetto alle monete classiche, che godono di un volume di scambi tale da renderle sostanzialmente poco appetibili come bene di investimento.

E così sarà finché il bitcoin non verrà utilizzato in forma massiva come mezzo di acquisto, quando il volume di scambi sarà tale da annullare l’appetibilità del bitcoin come investimento.

Secondo Bracci, l’introduzione della moneta elettronica nel mondo finanziario, e della struttura tecnologica di base (il blockchain) ha in qualche modo portato il mondo bancario a ragionare sulle proprie strutture e a rivedere il proprio operato in senso più trasparente. Alcune banche centrali starebbero quindi ragionando sulla possibilità di emettere una propria moneta elettronica, e quindi detenere nelle proprie mani alcune prerogative della moneta classica, inserendo alcuni elementi interessanti che vengono dall’esperimento bitcoin.

Fluttuazione del valore dei bitcoin dalle ore 13 del 22 maggio alle 13 del 23

Che futuro ci aspetta?

Oggi il bitcoin è ancora in una fase embrionale, quella in cui la gente che li possiede tende a conservarli per il timore di perderli. Secondo le previsioni più ottimistiche, le criptovalute come il bitcoin (ve ne sono anche altre, ad esempio l’Ethereus), riusciranno a comportarsi come monete normali solo quando il volume di scambi sarà tale da ridurre l’ampiezza delle oscillazioni cui il loro valore è soggetto: ma per arrivare a questo ci vuole tempo ed una crescita esponenziale degli utenti.

Un consiglio per chi volesse sperimentare, tratto proprio dal sito bitcoin.org: non investire somme che non ci si può permettere di perdere, e farsi guidare dalla prudenza: si tratta di un investimento molto volatile, dai ritmi talvolta frenetici, poco adatto a cuori deboli.

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