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Ambiente: che fine ha fatto?

Francesco Borzaga

Nell’infuriare del dibattito politico che ci sta sommergendo, manca il tema ambientale. Non si parla di cambiamento climatico, non ci si chiede quale uso si sia fatto delle risorse di base (suolo, acqua, atmosfera) e in quali condizioni le stesse si trovino. Resta senza risposta la domanda fondamentale: quale dovrà essere il loro uso negli anni a venire?

Certamente l’attuale stato di benessere di trentini, di italiani, di europei, può considerarsi di alto livello, certo superiore a quella di territori anche molto vicini. Tuttavia le cose stanno rapidamente cambiando, e il continuo arrivo di profughi o semplicemente di poveri dal continente africano ci ricorda come oggi sia ormai ben difficile mantenere separazioni e distanze.

Da un altro punto di vista, è evidente che il benessere raggiunto in questi decenni ha avuto un alto costo ambientale: si pensi solamente al consumo di suolo per abitazioni, fabbriche, strade, spesso per ragioni solo speculative. Il suolo però è una risorsa limitata, ed è sufficiente guardarsi intorno per rendersi conto che poco ne rimane a disposizione. Anche la disponibilità di acqua e l’inquinamento atmosferico ci ricordano i nostri limiti. E i nostri rifiuti stanno inquinando il mare.

Sono questi i problemi di oggi, di questo bisogna parlare. Più volentieri si parla invece di altro, o piuttosto, chi ha potere di decisione preferisce far finta di nulla. Così, ad esempio, in un’intervista di qualche mese fa l’ex presidente della Confidustria trentina Giulio Bonazzi ha dichiarato la realizzazione della Valdastico urgente e assolutamente necessaria. Appunto il tema, non nuovissimo, del completamento della Pirubi è diventato uno degli elementi chiave del dibattito politico. Mi chiedo: il nostro futuro esige davvero più autostrade, più automobili, più inquinamento?

Pescando tra qualche altro ritaglio, è indicativa una notizia arrivata da Pergine: allo scopo di “valorizzare e rimodellare” l’ingresso est di Pergine, pianificando un’area bianca di oltre 7,5 ettari, la giunta comunale della borgata ha lanciato un Master Plan affidato all’ingegner Stefano Sani di Trento. Questa “area bianca” si chiama località Paludi.

Peccato che già oggi Pergine offra uno spettacolo spaventoso per quanto riguarda lo sfruttamento estremo del territorio e la distruzione ambientale. Il nome Paludi indica un’area umida, un tipo di territorio che notoriamente sta scomparendo e che sarebbe prioritario difendere. Chi percorre il percorso che unisce Arco a Riva può constatare quanto lo “sviluppo” negli ultimi cinquant’anni abbia reso la piana, già ridente, veramente orribile.

La creatività trentina ha qui davvero lasciato il segno, e il significativo episodio dell’ex Argentina ne è stato un degno completamento. Non pare però che questo impressioni i politici locali, entusiastici testimoni del perdurante boom turistico.

Dubbi e preoccupazioni affiorano in verità qua e là dalla stampa, e i comitati ambientalisti non cessano di dare l’allarme. Niente però frena i locali amici del cemento, e il sindaco di Arco annuncia che al Linfano, degli 80.000 metri cubi progettati in origine, “soltanto” 16.000 verranno realizzati. Ci si guarda bene, invece, dal realizzare il parco agricolo richiesto dai cittadini, e intanto con l’avvio della Loppio-Busa il poco spazio rimasto inevitabilmente finirà per sparire.

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