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Il lupo perde il pelo ma non il vizio

Lorenza Colò, Andrea Matteotti

Questa storia, un po’ sconsolante e un po’ indecente, ha alcuni protagonisti che sembrano le macchiette di certi film: per immaginarseli, si può pensare al commissario Montalbano o magari a Benigni-Johnny Stecchino.

C’è un cittadino facoltoso, un imprenditore, a cui nessuno vuol dire di no, e ci sono dei volonterosi amministratori che ambiscono a dirgli di sì. Potete immaginarveli gongolanti quando il signorotto li gratifica con cenni di approvazione, e imbarazzati quando il dovere li costringe a infastidirlo un po’, ma solo un po’. Perché per le sanzioni degli abusi edilizi basta pagare, e soldi, signori miei, ce n’è in quantità e non c’è problema: i signori pagano.

Come possono gli amministratori rimediare al fastidio arrecato al signore? Fastidio arrecato del tutto involontariamente, ovviamente, perché nessun tecnico è mai stato inviato a verificare di persona cosa accade nella ristrutturazione della villazza, fin quando dei cittadini attenti non hanno segnalato l’ abuso edilizio, purtroppo ad opere ormai terminate.

Oltre al pellegrinaggio in massa a lodare le opere di ristrutturazione del signore che rifulgono sulla collina, scanzonati e dimentichi del reato di abuso edilizio, evidentemente bisogna pensare a qualcosa di più. E quando si dice Italietta, non ci si ferma alle mezze misure. Bisogna cambiare la norma. Bisogna fare in modo che non solo per la villa, “edificio storico isolato”, si prevede la demolizione e l’ampliamento del 20 per cento, così si sana di fatto l’abuso edilizio (opere in totale difformità) rilevato dal sopralluogo. I cittadini in basso protestano? E chissene: importante è che piaccia in alto.

Ma non basta, perché - guarda caso - il signore è fortunato: con i nuovi calcoli previsti dal regolamento edilizio-urbanistico della Provincia, l’ampliamento non sarà del 20% ma del 26-28%. Basterà al signore? Magari no, ed ecco che sembra spuntino ulteriori norme ad personam tipo quella secondo la quale l’ampliamento è ammesso pure sulle pertinenze, anche se con destinazioni d’uso diverse.

Che coincidenza! La villa ha proprio degli edifici pertinenziali su aree con destinazione agricola. E anche questa è fatta. Basterà?

No che non basta: sull’intera zona della villa grava il vincolo di area di protezione paesaggistica che vieta nuove edificazioni ed ampliamenti di edifici esistenti. Ma la Provvidenza esiste, ed anche qui spunta come un fungo velenoso una norma ad personam, là dove verrà forse concessa una deroga agli edifici storici isolati che rientrano in area di protezione paesaggistica.

Amministratori così solerti con i privati, almeno con certi privati, non se n’erano mai visti da queste parti. D’altronde, se anche per l’ex Argentina il sindaco si domanda pubblicamente a che è servito il processo, ché in fondo l’opera, giudicata abusiva per migliaia di metri cubi, almeno lavoro l’ha creato, si capisce dove si deve andare a cercare il senso morale e la passione per l’interesse pubblico.

Cosa importa agli amministratori: il bene collettivo o l’interesse dei privati? La schiena dritta e la propria faccia o il plauso dei ricchi beneficiati?

A questo punto tra i cittadini che guardano in su e la villazza che guarda in giù, si capisce chi conta di più.

Lorenza Colò e Andrea Matteotti, consiglieri comunali M5S

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