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Alla fermata il bus tira dritto lasciando a terra una ventina di migranti che volevano salire

La storia appare subito inequivocabile. Non tanto per quel che dicono i richiedenti asilo del campo di Marco: “A volte l’autobus non si ferma, ci lascia a terra”; e addirittura: “Durante l’estate non ci caricano quasi mai. Noi li aspettiamo, vedendoli arrivare e facciamo segno all’autista. Ma lui prosegue facendo finta di niente”. “Quando arriva l’inverno non sempre ci fanno salire”.

Loro sono parte in causa, e poi vatti a fidare di quella gente! E neanche perché la circostanza è confermata dai volontari del campo, che sono sì di razza bianca, ma buonisti per professione.

Il fatto è che ci sono due video, riportati da decine di siti, nel primo dei quali si vedono almeno tre mani alzarsi per chiedere che l’autobus si fermi, mentre nell’altro un ragazzo si mette addirittura in mezzo alla strada per far capire che lui e i suoi compagni vorrebbero salire a bordo. Ma in entrambi i casi il bus tira dritto, lasciando a terra una ventina di migranti che devono recarsi a Rovereto per svolgere le attività programmate, a cominciare dal corso d’italiano. A ciò si aggiunge un’ovvia considerazione: evidentemente i volontari hanno filmato queste scene per dimostrare un disservizio non casuale che già altre volte si era verificato. La segnalazione è apparsa quindi credibile, tanto che Trentino Trasporti non solo ha avviato un’indagine interna, ma anche segnalato il fatto alla Procura.

Disastrosa, sul piano della logica, la replica di UIL Trasporti: “Le regole sono chiare: per far fermare l’autobus occorre segnalare la richiesta all’autista alzando un braccio. Il caso tipico è lo studente con la faccia affondata nello smartphone che non vede la corriera”. Ma le braccia alzate c’erano!

E poi: l’autista in questione “era in sostituzione di un collega, quindi non ha responsabilità per quanto eventualmente successo prima”. Il che sembra confermare quanto lamentato dai migranti: lasciarli a piedi è un’abitudine.

Umoristica, a questo punto, la chiusa del comunicato sindacale: “La Uil del Trentino ribadisce i propri valori fondanti di uguaglianza, giustizia e libertà, senza alcuna discriminazione, così come espressi dalla Costituzione”.

Quanto alla stampa locale, notevole, sull’Adige del 13 marzo, il vittimismo provinciale di un cronista anonimo: “Se la polemica su tutta la vicenda sta un po’ scemando, nel resto d’Italia sta invece esplodendo. Da Repubblica al Corriere, dal Fatto Quotidiano al Messaggero, da Radio24 a Radio 105, da Mediaset alla Rai: praticamente tutti i pesi massimi del giornalismo hanno scoperto e montato la vicenda, dedicandole articoli e servizi. Perché nell’Italia della Lega al 17% un autista che non tira a bordo dei profughi è il pretesto perfetto per imbastire campagne. Pro o contro”.

Fra i commenti del mondo politico, brilla quello del consigliere leghista di Rovereto Viliam Angeli, che propone la segregazione razziale: “Basterebbe un pullmino, senza affollare autobus e corriere. Si eviterebbe la disaffezione dei marcolini ai mezzi pubblici. Le mamme hanno paura a prendere il tram e quindi girano in macchina”. Mentre Stefano Veronesi, coordinatore regionale di Forza Nuova, comunica di voler dare all’autista la tessera “ad honorem” del partito.

Fin qui le istituzioni – il sindacato, l’azienda, la stampa, la politica.

Quanto alle reazioni dei comuni cittadini, i difensori dell’autista “distratto” evitano quasi sempre di entrare nel merito della vicenda per riproporre invece i temi classici della propaganda xenofoba. L’autista è venuto meno al suo dovere? Forse, ma non importa: i migranti aggrediscono i capotreni, non pagano il biglietto, sporcano, ecc.

Sulla stessa linea più compaostamente, un gruppo di autisti: “Operiamo in un ambiente sempre più complicato da capire, dove il relazionarsi a persone con provenienze geoculturali completamente diverse dalle nostre si aggiunge e stride con l’imposizione del rispetto di regole che talvolta contrastano con le esigenze del momento... Ogni autista opera una media di 75.000 fermate l’anno, perlopiù nel delicato complesso delle reti urbane o nei tratti più trafficati dell’asse Riva-Rovereto-Trento dove la guida di un 12 metri richiede già di per sé un impegno non indifferente...”. Ma che c’entra?

Per finire, tante parole in libertà: “Se come autista alla fermata riconosco un violento, straniero o italiano, non mi fermo! Non voglio rischiare le botte, ho paura per i miei figli. Si metta un poliziotto in ogni autobus o si sbarrino le frontiere con l’esercito”.

Un’infinita tiritera buonista appare in questi giorni sui giornali a difesa di alcuni immigrati africani. A parte che forse erano senza biglietto, forse non hanno manifestato la loro intenzione di salire”. Ancora!

Sull’altro versante, un esempio di perfido umorismo: “Solidarietà all’autista. Dovrebbero fare così anche i treni!” - scrive un anonimo. Al quale un altro anonimo risponde: “E solidarietà anche a tua madre”.

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