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Queste elezioni

Maurizio Agostini

Nella sconfitta del Partito Democratico e del centrosinistra c’è sicuramente qualcosa di più grande e profondo delle rissosità o dei personalismi che stanno caratterizzando da tempo la vita di quell’intera area politica . Non per questo si può negare, ed è bene ribadirlo, che la conduzione leaderistica e divisiva del partito esercitata da Renzi da un lato e le scissioni nell’illusione infondata di trovare popoli da rappresentare dall’altra, sono e rimangono tra le cause di un risultato così pesante.

Ma la sinistra non è, come dice qualcuno, in via di estinzione in Italia e in Europa, perché non si identifica con le singole sigle o le forze politiche che si propongono di rappresentarla. È un modo di guardare alla realtà, è un insieme di domande che si pongono circa le modalità di sviluppo della convivenza umana, è una lista di priorità e di valori da promuovere nel cammino della storia. Che si pone in contrapposizione, più o meno aspra, più o meno radicale, ad altre visioni, ad altre priorità. La politica sta in mezzo a queste tensioni, alla ricerca di rappresentare al meglio le domande e di proporre risposte il più convincenti e praticabili possibile.

Quello che accade in questi anni è che le forze attualmente organizzate nel campo della sinistra non riescono ad essere sufficientemente credibili nell’interpretare le urgenze che la gente, e in particolare la fascia sociale più svantaggiata, avverte. Oggettive o soggettive che siano.

Le forze di sinistra soffrono e vanno in crisi più di altre se si lasciano trasformare in comitati elettorali, se si identificano nel ceto amministrativo attenuando o trascurando la presenza di animazione sociale di base, se si allontanano o perdono i contatti con le realtà del terzo settore, dell’associazionismo, del volontariato. O se smettono di tener vive, non nei salotti ma tra la gente, le discussioni sulle grandi questioni della globalizzazione, del lavoro che cambia, delle migrazioni dei popoli, della sostenibilità ambientale.

Alle elezioni è dunque andata male: le inquietudini, le paure, le rabbie presenti nella società oggi, non solo quelle regressive, anche quelle autentiche e legittime, hanno trovato altre strade per esprimersi. Ma la sinistra deve cercare di capire e di distinguere. Pur presentando elementi di grave contraddizione, di populismo demagogico, di irritante presunzione, è doveroso riconoscere la diversità di un consenso che ha ritenuto di investire il proprio malessere nella Lega (con quello che rappresenta in termini di alleanze, parole d’ordine, contiguità) da quello che ha scelto di rivolgersi al Movimento 5 Stelle.

Il PD ha perso malamente, ma per una serie di circostanze negli equilibri parlamentari si trova ora in una collocazione centrale dal punto di vista della governabilità.

Non sarebbe secondo me intelligente giocare al “tanto peggio tanto meglio” o pensare di restituire pan per focaccia ai grillini rispetto al loro atteggiamento del 2013, quando Bersani tentava in streaming di costruire una maggioranza. Si dovrebbe invece riconoscere che, diversamente dal centrodestra, il Movimento 5 Stelle è titolare di un consenso che in buona parte ha a che fare con domande, sensibilità e priorità della sinistra. Dovremmo perciò non appiattirli in un giudizio definitivo assieme a leghisti e destra, ma sfidarli positivamente ad un confronto sulla possibilità di realizzare qualche obiettivo comune. E dimostrare, nelle modalità, di non farlo alla ricerca di salvare qualche pezzo di classe dirigente con qualche poltrona, ma di stringere esattamente sui contenuti, con trasparenza e rigore.

C’è un altro pensiero che voglio proporre. Sarebbe bello e importante, per l’Italia e per la nostra democrazia, che il PD, proprio in questo momento, proponesse a tutti una riforma elettorale impostata sul doppio turno di collegio, alla francese. Sarebbe sicuramente credibile, perché è quella che, secondo il dato elettorale odierno, lo sfavorirebbe di più, e troverebbe forse in questo modo meno contrarietà e sospetti. Ma sarebbe un servizio impagabile al Paese, e non è detto che in futuro non potrebbe riservare soddisfazioni anche alla sinistra.