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Netflix: la rivoluzione nella televisione

Tempi duri per le reti tv tradizionali con l'arrivo delle piattaforme on-line

Tutti coloro che negli anni ‘80 e ‘90 c’erano, ricorderanno quanto successo raccoglievano i telefilm proposti dalle tv, in particolare quelle commerciali. Per farlo, però, gli appassionati dovevano rispettare gli orari e i giorni imposti dai palinsesti.

Poi, con l’arrivo di Internet e di connessioni veloci, le cose cambiarono, la gente scaricava a sbafo, in barba alle leggi sul copyright, tonnellate di gigabyte di film e serie tv: stava scoprendo la possibilità di decidere da sé quando e cosa guardare nel tempo libero, senza dipendere necessariamente dalle scelte di qualche funzionario RAI o Mediaset.

In questo contesto si inserisce Netflix. Nasce nel ‘97 in California (manco a dirsi) come azienda di noleggio DVD via Internet, offrendo anche il servizio di streaming on line dei contenuti: film e tv arrivano sul computer direttamente da Internet, senza il bisogno di scaricarli prima sul disco. Fatturato poco, all’inizio, ma perseverando il successo arriva. Investono un sacco di soldi per produrre contenuti propri come la serie House of Cards con Kevin Spacey: il successo è planetario e il servizio si diffonde rapidamente in Sudamerica e poi in Europa.

Grazie a Netflix si possono guardare film e serie tv dal proprio smartphone, dal tablet, dal computer, e ovviamente dal proprio televisore, se si ha a disposizione una smart Tv connessa ad Internet, o una console di videogiochi. Serie come House of Cards, Narcos, Stranger Things sono caratterizzate da una altissima qualità delle sceneggiature e della regia, di gran lunga superiore a quanto si vedeva in passato.

Ma quali sono le ragioni di questo successo? Almeno tre.

La prima è sicuramente un prezzo molto abbordabile (10-15 euro al mese) senza costi aggiuntivi e che non richiede solo una linea Internet funzionante, senza installazioni di nuove apparecchiature.

La seconda è l’introduzione di nuovi modi di vedere le serie Tv. Le puntate di ogni stagione vengono rilasciate simultaneamente, non una alla volta: nessun vincolo di orario per lo spettatore, nessun videoregistratore da programmare. Uno può guardare la sua puntata dal suo device quando e dove gli pare. E se non c’è Internet? Poco importa: è possibile scaricare l’episodio quando si è connessi, per poi guardarlo successivamente. C’è poi chi si dedica al binge-watching ossia all’abbuffata: ci si sottopone (da soli o in compagnia) ad una maratona in cui l’intera stagione o addirittura l’intera serie viene vista tutta di seguito.

Terza ragione del successo: la comunicazione social. Gli spettatori comunicano, si scambiano idee ed impressioni sui contenuti che hanno visto, attirando altri spettatori che, incuriositi dal tam tam social, a loro volta si incuriosiscono e guardano (e consigliano ad altri) i contenuti. Un modello di business quindi efficacissimo, cui è difficile resistere.

Certo è che per poter godersi lo spettacolo senza antipatici rallentamenti o perdite di qualità dell’immagine è necessario avere un po’ di banda: una buona ADSL stabile a 20 Mbps può essere sufficiente per vedere le immagini in HD (Alta Definizione), ma i migliori risultati si ottengono con la fibra di almeno 30 Mbps. Sul tema QT ha già raccontato la situazione poco incoraggiante della banda larga in Trentino.

Il successo di Netflix ha spinto gli altri operatori di pay tv a mettersi al passo, portando a loro volta i propri contenuti su app in streaming.

Sky, che fra le altre cose può vantare Games of Thrones (il Trono di Spade in italiano), oltre alla tecnologia satellitare trasmette i propri programmi attraverso le app SkyGo (per abbonati) e NowTv (per non abbonati), ed ha l’offerta decisamente più costosa, anche per i costi legati ai diritti sugli eventi sportivi.

Mediaset Premium, dal canto suo, consente la visione dei suoi programmi in streaming attraverso l’app Premium Play, compresa nel canone di servizio (circa 30 euro mensili).

A questi aggiungiamo Amazon, che attraverso il servizio Prime Video, forse il più competitivo per contrastare Netflix, permette la visione di film e serie tv a tutti gli abbonati del programma Amazon Prime. Inizialmente proposto a 19,90 euro/anno, il servizio da aprile passerà a 36 euro annue, destando qualche malumore tra i suoi utenti.

Insomma, tempi duri per la tv tradizionale, Rai o Mediaset: dovranno in qualche modo trovare delle contromosse adeguate, perché a livello di contenuti sono un po’ rimasti fermi su se stessi. Staremo a vedere.

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