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Le elezioni in Fassa e Fiemme

Elena Testor

Chi si sorprende dell’esito elettorale nelle valli di Fiemme e Fassa è perché viveva lontano dal confronto diretto con gli abitanti. Il pensiero comune, semplificato, emergeva con chiarezza in ogni incontro. Tanta rabbia, contro l’Europa e un governo incapace di autonomia e succube dell’Unione sui temi immigrazione e deficit. Altre motivazioni del voto trovano radici nazionali: il rancore, viscerale, verso la classe politica uscente, il tema degli immigrati e la sicurezza, la sfrontatezza di Renzi, la legge Fornero che impone il lavoro agli anziani e lascia a casa i giovani, i rifiuti sulla riforma dei vitalizi e dei privilegi dei politici.

Un voto maturato in tempi lunghi nei bar, nelle piazze, solido. Gli slogan di Salvini hanno avuto gestazione lunga e sono diventati programma di governo, attese che vanno affrontate.

Infatti la Lega trionfa nelle valli dell’Avisio: in quasi tutti i comuni conta su consensi impensabili, attorno o superiori al 50%. Non solo voti razzisti. Alla massa si sono aggiunti molti imprenditori del settore turistico.

I 5 Stelle, pur non ricevendo i consensi maturati in tante città, hanno comunque visto lievitare i loro voti. Il centro-sinistra autonomista trentino si è così dovuto accontentare di un risicato 20%.

Un tracollo: nemmeno un attivissimo Dellai è riuscito a modificare l’avanzare della destra. Anche perché l’ex presidente è ritenuto personaggio superato, inventore di partitini fallimentari finalizzati al suo interesse e per di più alleato con la ministra Lorenzin.

L’ospedale di Cavalese

Come avevamo anticipato oltre un anno fa, la politica della salute, centrata sulla demolizione della operatività del nosocomio di Cavalese, non poteva che risultare fatale al governo provinciale e in modo particolare al PD. Il centrosinistra autonomista ha così pagato il suo totale appiattimento sulle decisioni del governo: chiusura dei punti nascite, riduzione dei posti letto, ristrutturazione ospedaliera rimandata di anno in anno. Se una Provincia autonoma non riesce a garantire servizi efficienti sul territorio in materia di salute non può certo acquisire credibilità perché ha profuso energie nello spaccare il parco dello Stelvio o nel permettere la caccia a stambecchi e marmotte, come deciso in Commissione dei 12. Si rifletta quindi nel centrosinistra, da subito, prima di affrontare la prossima campagna elettorale provinciale; riflettano con umiltà i quattro consiglieri delle valli dell’Avisio, tutti sconfitti.

Chiunque fosse stato sostenuto dal centrodestra avrebbe vinto: non è un caso che la procuradora Elena Testor sia risultata eletta nonostante in due anni di governo non abbia portato a casa un risultato nel governo del Comun general, solo fallimenti: alleanze dei comuni, ciclabile, politiche urbanistiche, mobilità, aree protette, sanità.

Non ci voleva certo grande scienza per demolire la UAL. Il partito non ha ancora preso atto di quanto avvenuto, manca di un minimo di autocritica. La UAL è percepita come un gruppo elitario, costruito sulla supponenza, incapace di proporre valori della montagna che non siano identici alla arroganza della destra, il tutto basato su slogan legati alle minoranze linguistiche come unico sostegno strutturale dell’autonomia. I residenti di Fassa hanno visto in questo partito l’assenza di una visione, la chiusura in se stessi, incapaci di aperture, specie verso i cugini delle montagne vicine. Non ha saputo dialogare con chi, anche in Fassa, vive male, ha bisogno di servizi, o con chi chiede altro turismo, altra cultura.

Certo, non è facile in questa valle inserirsi in un egoismo dilagante, dove ognuno lavora per se stesso, dove è difficile far rinascere una progettualità sociale che investa nel collettivo e nel bene comune. L’interesse privato e il piccolo cabotaggio hanno distrutto, forse per sempre, ogni traccia di identità alpina. Si tratta di un risultato elettorale che avrà buone probabilità di venire confermato anche alle provinciali. Anche in valle di Fiemme.