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Il giardino del vescovo

Il “pomario vescovile” di Bressanone, uno straordinario giardino-frutteto risalente al XIII secolo al centro della città, rischia di essere snaturato

Vorrei raccontarvi la storia di un giardino di Bressanone. Mi spinge a farlo la gioia di poter parlare di un giardino, anziché delle solite storiacce politicanti, e poi si tratta di una vicenda molto interessante, che spiega il Sudtirolo molto di più di tante dissertazioni. Sembra una favola, settecento anni di bellezza, e un horror, perché la bellezza è insidiata da un intreccio di avidità e ignoranza.

Non è un giardino qualunque, ma il pomario vescovile (in tedesco Hofburggarten). Un frutteto che orna, così come si usava in molte ville e palazzi, l’insieme di edifici rinascimentali e barocchi, sede per molti secoli del principe-vescovo di Bressanone e della sua corte. È come un tappeto ai piedi del muro di recinzione sud, dice la direttrice dell’Ufficio Beni architettonici e artistici della Provincia. Due ettari e mezzo, situati nel centro della piccola città di ventimila abitanti, con una vista aperta e la possibilità di vedere passare le stagioni sugli alberi di tante sorti di frutta, antiche e moderne.

Dieci anni fa il Comune di Bressanone l’ha preso in affitto dal vescovo (25.000 euro all’anno). Il vescovo risiede a Bolzano, e l’Hofburg (il palazzo reale) è diventato un museo. Da tempo si cerca un modo per rendere questo bellissimo spazio fruibile alla cittadinanza e di dargli una nuova funzione. Il primo tentativo fu un progetto della Steiner Sarnen Svizzera, che di mestiere progetta e realizza “attrazioni per visitatori”: fu bocciato nel 2010 a larghissima maggioranza dalla tutela monumentale e per la mobilitazione popolare iniziata dal Comitato civico “Pro Pomarium”.

Poi con il sindaco Albert Pürgstaller si è fatto un concorso di progetto, al quale hanno partecipato 50 architetti da tutta Europa, e dieci di loro hanno presentato progetti. Criteri e prescrizioni per il concorso sono stati frutto di una lunga riflessione, cui hanno partecipato esperti mondiali e in cui sono stati coinvolti anche i cittadini. Nel 2012, la proposta di due architetti meranesi dello studio “Freilich Landschaftsarchitektur” ha vinto il concorso: la decisione della giuria internazionale, è condivisa dalla giunta e dal consiglio comunale, dai cittadini, da Pro Pomarium, da architetti e urbanisti.

Il progetto è stato diviso in tre lotti e il primo è stato attuato. Poi, cambiati il sindaco e il consiglio comunale, qualcosa si è inceppato. Si è sparsa la voce che la manutenzione del risultato sarebbe stata molto costosa: 500.00 o 600.000 euro, fatta dal centro agricolo di Laimburg, probabilmente calcolata in analogia col ricchissimo giardino di Trautmannsdorf. La direttrice dell’Ufficio Tutela Beni architettonici e artistici, Waltraud Kofler Engl, parla di una cifra ben diversa, di circa 100.000 euro, secondo lo studio dell’esperto Manfred Handke di Bad Homburg in Germania, che dirige un frutteto storico.

La nuova maggioranza comunale però si era orientata a favore delle richieste degli imprenditori turistici. Negli anni 2016 e 2017 la giunta comunale, non senza polemiche, ha aperto il giardino in alcuni mesi estivi, realizzando una specie di labirinto, fatto nel primo anno di piante di mais, e nel secondo di piante di canapa, con al centro un grande elefante di legno, a ricordo di Soliman (l’elefante donato dall’India a Vienna, che passò da Trento, Bolzano e Bressanone a metà del Cinquecento), contornando l’iniziativa con animazioni, giochi, musiche e mostre, che nel 2016 attirarono 22.000 visitatori.

Poi, all’improvviso, nel giugno 2017, l’amministrazione comunale ha incaricato l’artista multimediale austriaco André Heller, autore di giardini, fra cui uno nel deserto del Marocco, di trovare un’idea per il giardino vescovile e così, il 13 dicembre, Heller ha presentato a 45 persone - politici, proprietario vescovo, e pochi altri - la sua idea. Gli avevano lasciato mano libera, un incarico da 40.000 euro. Anche il costo improvvisamente non conta più: il sindaco di Bressanone crede a un intervento della Provincia, che definisca il progetto di interesse provinciale e quindi lo finanzi.

Quasi tutti i presenti all’incontro del 13 dicembre furono entusiasti. Anche i mass media, naturalmente. Non la direttrice Waltraud Kofler Engl, le cui obiezioni sono molto severe. Heller è un artista che cerca di realizzare i suoi progetti, dice. E il suo progetto non ha niente a che fare con Bressanone.

Il giardino vescovile non è uno spazio vuoto, da usare come si vuole, ma un insieme di giardino ornamentale e un frutteto storico, ed è quindi sotto tutela. La proposta di isolare una zona centrale in cui mettere statue e installazioni di vario genere, collinette e giochi d’acqua, isolandola dal resto del frutteto con mura verdi alte 4 metri romperebbe l’unità del giardino. Gli alberi con le loro diverse forme nel corso delle stagioni (gemmazione, fioritura, rinverdimento, maturazione, raccolta e riposo) e i frutti sono la vera attrazione e sono capaci di comunicare il principio della crescita, del divenire e del passare, della vita e della morte, dice Kofler Engl.

L’Ordine degli architetti, urbanisti, progettisti del paesaggio e conservatori, ha preso posizione con durezza, di fronte alla politica, che cambia la legge sugli appalti e sfugge alla normativa europea sulla trasparenza, interrompendo brutalmente una lunga tradizione di coinvolgimento dei professionisti. La “Lex Heller” farebbe piazza pulita della trasparenza nell’affidamento degli incarichi.

Nel comunicato dell’Ordine alcuni aspetti sono allarmanti: il fatto che il progetto di fattibilità non sia stato esaminato da alcuna giuria di esperti né siano state rispettate le prescrizioni del progetto internazionale del 2012; la sostituzione di un approccio culturale a lungo termine con concetto di evento a breve scadenza, che fa pensare che per tutti coloro che hanno approvato il progetto l’aspetto commerciale sia in primo piano; la mancanza totale di indicazione dei costi; l’eliminazione senza spiegazioni degli architetti vincitori di concorso Höller&Klotzner con somme importanti di denaro pubblico sperperate. L’Ordine invita quindi i decisori, politici e la diocesi a ripensare il procedere nella questione del giardino, ripristinando la cultura concorsuale e la trasparenza nella gestione del denaro pubblico.

Una vera bomba sul progetto Heller è costituita dalla presa di posizione di 7 scienziati del giardino e del paesaggio che hanno partecipato al convegno “Frutteti: luoghi di produzione, oggetti simbolici, monumenti culturali. Il Pomarium di Bressanone nel contesto storico dell’arte dei giardini”, tenutosi dal 29 al 31 ottobre 2015 all’Accademia Cusanus di Bressanone, cui presenziarono 150 studiosi di tutto il mondo, ma dove i pubblici amministratori non si fecero vedere. I docenti universitari, gestori di giardini storici, storici dei giardini, di Dresda, Sheffield, Monaco, Torino, Bad Homburg, Lucca, Vienna, hanno chiesto al proprietario, il vescovo Muser, al sindaco e al presidente della giunta provinciale, di fermare il progetto Heller. Come profondi conoscitori del pomario di Bressanone scrivono che il nuovo progetto è contrario alla dignità di un giardino monumentale unico in Europa per antichità (risale al XIII secolo), misura e stato di conservazione, trasformandolo in un’attrazione per il turismo di massa e smembrandolo. “Sconvolgente” viene definita questa ipotesi. Al vero cuore del giardino storico, la frutta, con le varie e antiche sorti, verrebbe tolto il significato. Si definisce invece il progetto vincitore del concorso una risposta adeguata, ancorata nella storia e capace di futuro.

Dapprima impressionata dall’entusiasmo di politici (e vescovo) e dei mass-media, la popolazione ha cominciato a farsi domande. Sui costi: si parla di 5, 10 o 15 milioni di euro pubblici per un giardino di proprietà della diocesi. Ai cittadini di Bressanone è stata fatta la promessa che entreranno gratis e il sindaco assicura che non taglierà altri investimenti. Sarà vero? E un luogo così significativo dal punto di vista storico, urbanistico, ambientale, spirituale, non può contribuire a rispondere a bisogni collettivi invece che essere sacrificato ai turisti?

Un giovane architetto ha studiato in un master la possibilità di fare del giardino il centro della città futura, con attraversamenti pedonali nel giardino aperto e gratuito. È solo un contributo alla riflessione, ha scritto. Ma ha messo il dito nella piaga.

Il dibattito si svolge anche sul web, sulla piattaforma brix-lab.org. La popolazione avrà il tempo per informarsi ed esprimersi? O faranno tutto in fretta, e sarà l’ennesimo colpo di mano dei poteri forti?

Curioso, infine, l’atteggiamento del vescovo Muser, che entra spesso a piedi uniti nel dibattito politico e perfino elettorale, e chiede che “l’economia sia al servizio della comunità”, ma poi diventa parte di un’operazione così ambigua e pericolosa.

Neppure la combattiva Kofler Engl sa dire come andrà a finire, consapevole che la giunta provinciale può ignorare ogni parere tecnico, sulla base di leggi fatte per sottomettere ogni valutazione all’interesse dei gruppi di pressione.

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