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Dal negozio all’e-commerce

Evoluzione di un acquirente di prodotti di elettronica

Durante l’adolescenza, e anche un bel po’ dopo, uno dei miei passatempi preferiti era andare in un noto negozio di elettronica ed elettrodomestici di viale Verona e chiedere ai commessi informazioni su impianti stereo Hi-Fi, computer, impianti satellitari, televisori, proiettori e chi più ne ha più ne metta.

Nonostante fosse abbastanza palese che non avrei acquistato un bel niente, i commessi, con competenza e professionalità, spiegavano tutto quello che c’era da spiegare. E io imparavo molto. Sforzo vano? Non proprio. Quando finalmente si decideva per l’acquisto non c’erano santi: si andava lì, senza neanche fare il confronto con altri negozi.

Poi sono arrivate le grandi catene di elettronica. Negozi indubbiamente più forniti e accattivanti, ma non in grado di garantire la stessa qualità di relazione con il cliente: informazioni rapide, standardizzate, fredde. Praticamente insufficienti per sciogliere dubbi, prendere decisioni corrette.

Il negozio diventa così il luogo dell’acquisto puro: sempre più frequentemente ci arrivo con le idee chiare, già informato. Non ho più bisogno della relazione con il rivenditore.

Dove mi informo? Ovviamente su Internet, tra social network, siti specializzati, blog e forum: posso leggere recensioni sul prodotto, capire se questo ha soddisfatto gli altri acquirenti, recuperare qualche opinione sul servizio post vendita.

Si tratta di informazioni di prima mano, scevre da influenze di marketing da parte dei produttori, sulle quali, facendo un minimo di controlli (se novantanove clienti su cento sono soddisfatti ed uno solo racconta peste e corna, è evidente che quest’ultimo costituisce un caso eccezionale), posso fare affidamento: la ricerca su Internet, prima di un acquisto, diventa una prassi consolidata, ormai irrinunciabile.

Internet lo capisce (grazie ai suoi micidiali algoritmi di profilazione della navigazione Web, per cui riescono a leggermi nel pensiero e proporre i prodotti che mi servono) e così comincia a mettermi sotto gli occhi la possibilità di acquistare direttamente il prodotto e vedermelo arrivare a casa in pochi giorni. Resisto per un po’ di tempo: associo l’acquisto per e-commerce alle televendite, che ho sempre ritenuto delle truffe legalizzate.

Un giorno però decido di fare la prova: mi faccio l’account di Amazon, e investo poche decine di euro per l’acquisto di un hard disk USB, per provare l’esperienza.

Ed è una rivoluzione: l’articolo mi arriva a casa dopo pochi giorni, posso seguire sul web il suo percorso dal magazzino a casa mia, il prodotto si rivela perfetto.

Poi ci riprovo e prendo un libro, e poi un DVD, e poi qualcos’altro. L’e-commerce mi conquista progressivamente. Raggiungo il top nel periodo del Natale successivo.

Da sempre soffro i lunghi giri di ricerca del regalo perfetto, nei negozi affollatissimi in dicembre. Ora, curo lo stress da regalo con due clic di mouse, un’ora di navigazione al massimo, aspettando i pacchetti in casa, leggendo.

Oggi acquisto da Internet praticamente tutto ciò che non sia generi alimentari (con l’eccezione di qualche pizza a domicilio) o abiti. Mi rivolgo principalmente ai grandi colossi dell’e-commerce, ma non disdegno i piccoli negozi che hanno prodotti particolari o di nicchia, che non sempre trovano la strada nella grande distribuzione, ma che riescono comunque ad emergere nel mare magnum del mercato, e sono moltissimi: quei negozianti che hanno capito le potenzialità del Web, e che hanno voluto mettersi in gioco, hanno affiancato al proprio negozio sulla strada, un sito e-commerce che permette l’acquisto online dei prodotti in vendita.

Facciamo un piccolo esempio: i prodotti tipici trentini. Diverse botteghe della Provincia hanno aperto il loro mercato anche all’online, ed è possibile acquistare formaggi, speck, miele anche a distanza, facendoselo recapitare a casa. Così se qualche turista nostro ospite avesse nostalgia di un po’ di speck nostrano, può farselo recapitare direttamente a casa, senza dover aspettare le vacanze successive. Interessante, no?

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